Raffineria di Portoscuso: “Col nuovo progetto più inquinamento. Rischi per i bambini”

Grig: “Con la realizzazione del “Progetto di ammodernamento della raffineria di produzione di allumina” l’inquinamento ambientale aumenterebbe. e la situazione ambientale e sanitaria della zona di Portoscuso, in particolare della fascia infantile, è vicina al collasso”

Portoscuso, ecologisti all’attacco: “Stop al nuovo progetto per la raffineria. Troppi rischi per i bimbi della zona”. Nuova iniziatica del Gruppo di Intervento giuridico contro l’ammodernamento della raffineria di Portoscuso.

“Con la realizzazione del “Progetto di ammodernamento della raffineria di produzione di allumina ubicata nel Comune di Portoscuso, ZI Portovesme (CI)” da parte della Eurallumina s.p.a., accadrebbe esattamente il contrario, l’inquinamento ambientale aumenterebbe”, accusano gli ecologisti, “si tratta della terza variante del progetto, dopo le prime due del 2015: l’attuale versione del progetto non prevede più una nuova centrale a carbone, ma un vaporodotto in collegamento con l’esistente centrale elettrica Enel.

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico ha ancora una volta inoltrato (24 ottobre 2018) un atto di intervento nel relativo procedimento di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) attualmente in corso presso il Servizio valutazioni ambientali (S.V.A.) della Regione.

“La situazione ambientale e sanitaria della zona di Portoscuso, in particolare della fascia infantile, è vicina al collasso”, attaccano gli ambientalisti.

Che ricordano un comunicato stampa dell’A.S.L. n. 7 di Carbonia del 2012, in seguito a comunicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità e del Ministero dell’ambiente: “…si ritiene necessario informare la popolazione di Portoscuso di fare in modo di differenziare la provenienza dei prodotti ortofrutticoli da consumare per la fascia di età dei bambini da 0 a 3 anni. Occorre perciò fare in modo che in questa fascia di età non siano consumati esclusivamente prodotti ortofrutticoli provenienti dai terreni ubicati nel Comune di Portoscuso”.

Già nel 2008 L’Università di Cagliari (Dipartimento Sanità pubblica, Medicina del lavoro) nel corso di una ricerca (Plinio Carta, Costantino Flore) affermò chiaramente la sussistenza di deficit cognitivi in un campione di bambini di Portoscuso, dovuto a valori di piombo nel sangue superiori a 10 milligrammi per decilitro (vds. “Environmental exposure to inorganic lead and neurobehavioural tests among adolescents living in the Sulcis-Iglesiente, Sardinia” in Giornale italiano di medicina del lavoro ed ergonomia, 15 aprile 2008, in http://www.biowebspin.com/pubadvanced/article/18409826/#sthash.kjkUGkfA.dpuf).

La letteratura medica, infatti, indica un’associazione inversa statisticamente significativa tra concentrazione di piombo ematico e riduzione di quoziente intellettivo, corrispondente a 1.29 punti di QI totale per ogni aumento di 1 µg/dl di piomboemia (sulla tossicità del piombo vds. http://www.phyles.ge.cnr.it/htmlita/tossicitadelpiombo.html).

Il Rapporto S.E.N.T.I.E.R.I. – studio epidemiologico, Ministero della salute, S.I.N. Sulcis-Iglesiente-Guspinese (pp. 130-133, 2012) ha evidenziato un pesantissimo rischio per la salute, fra cui un “rischio osservato di circa 500 volte l’atteso … per tumore della pleura” fra i lavoratori del settore piombo-zinco (Enirisorse, ex Samin), “un incremento di mortalità per tumore del pancreas” fra i lavoratori del settore alluminio (Alcoa), mentre fra i “produttori di allumina dalla bauxite (Eurallumina) la mortalità per tumore del pancreas e per malattie dell’apparato urinario è risultata in eccesso”.

La relazione A.R.P.A.S. di monitoraggio ambientale (2014) indica per le aree Eurallumina sistematici superamenti dei limiti di legge delle concentrazioni di metalli pesanti (Ferro, Manganese, Piombo), di Arsenico, Fluoruri e Alluminio, mentre la perizia e le analisi predisposte dal prof. Mario Manassero per la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari (2016) hanno delineato un devastante quadro degli inquinamenti delle falde idriche anche e soprattutto presso il c.d. bacino fanghi rossi, la discarica della lavorazione della bauxite dell’Eurallumina.

Eppure una seria possibilità da valutare per coniugare rispetto dell’ambiente, produzione industriale e lavoro c’è e viene colpevolmente snobbata da anni da amministrazioni pubbliche, aziende, sindacati.

Il recente (2 marzo 2018) accordo fra Ministero per lo sviluppo economico ed Eurallumina s.p.a. , con il sostegno regionale, significa “un contributo complessivo di 83 milioni di euro, di cui fino a 16 a fondo perduto, a fronte di un investimento complessivo previsto dall’impresa di circa 160 milioni di euro” per continuare a devastare ambiente e salute di Portoscuso e dintorni, accusano gli ecologisti.

“Sarebbe quantomeno da verificare concretamente”, scrive Deliperi, “la possibilità della trasformazione del polo dell’alluminio primario di Portoscuso in polo dell’alluminio riciclato, proposta avanzata fin dal maggio 2016 proprio dal Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, che permetterebbe la salvaguardia dei posti di lavoro, infinitamente minori consumi energetici e, soprattutto, infinitamente minori impatti ambientali e sanitari.

Ma a Portoscuso, almeno quanto nello Yemen, si continua serenamente a bombardare quotidianamente di piombo i bambini senza che nessuno – lavoratori, sindacalisti, intellettuali, esponenti politici e delle associazioni, uomini di Chiesa, chi più ne ha più ne metta – abbia nulla da dire.

Fino a quando, dunque, saremo disposti a sacrificare la vita dei nostri figli per un posto di lavoro? Questa storia ricorda tanto il sacrificio di Isacco, dove Dio chiede ad Abramo di uccidere suo figlio; in questo caso è il dio denaro che chiede di sacrificare le nuove generazioni, ma di sicuro nessuno interverrà alla fine per salvarli. I bambini di Portoscuso evidentemente valgono meno. Per noi no”.


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