«Dal primo aprile ci avevate detto che era tutto a posto. Imminente. Adesso, improvvisamente, silenzio, prudenza e approfondimenti. Perché?». Parte da questa domanda, accompagnata da una punta di ironia sul fatto che l’annuncio fosse arrivato proprio il giorno tradizionalmente dedicato agli scherzi, l’affondo del consigliere comunale Giuseppe Farris di Civica 2024 sul progetto del nuovo stadio del Cagliari.
L’esponente dell’opposizione rileva che fino a poche settimane fa il racconto istituzionale sembrava descrivere un’opera ormai ai nastri di partenza. «Mancava solo il fischio d’inizio», osserva Farris, richiamando il linguaggio calcistico per evidenziare il contrasto tra l’ottimismo delle settimane scorse e la prudenza emersa negli ultimi giorni.
Il riferimento è alle dichiarazioni rilasciate il 3 giugno dal sindaco di Cagliari, che ha parlato di ulteriori approfondimenti in corso, e a quelle del presidente rossoblù Tommaso Giulini intervenuto al Festival della Serie A di Parma, dove ha descritto un percorso ancora complesso dal punto di vista economico-finanziario.
«Che succede?», chiede Farris. «Perché se fino a ieri sembrava tutto pronto, oggi improvvisamente servono verifiche, approfondimenti e prudenza?».
Tra i temi sollevati dal consigliere anche quello delle consulenze. Farris richiama infatti gli incarichi professionali e gli studi affidati nell’ambito dell’operazione, per una spesa complessiva di circa 230 mila euro, domandandosi quali risultati abbiano prodotto e perché, nonostante il lavoro svolto, siano emerse nuove necessità di approfondimento proprio nella fase che sembrava quella decisiva.
Il consigliere precisa di non essere contrario alla realizzazione del nuovo impianto. Anzi. «Cagliari merita uno stadio nuovo», sostiene. Ma aggiunge che la città merita anche «trasparenza», soprattutto quando si parla di un investimento destinato a incidere sul futuro urbanistico, economico e sportivo del capoluogo per diversi decenni.
Da qui l’ultima stoccata, formulata sotto forma di interrogativo: «A volte, quando un progetto sparisce improvvisamente dai radar, una domanda viene spontanea: era stato raccontato troppo in fretta? C’è qualcosa che non torna?».










