A Ferragosto sulle tavole dei sardi torna il maialetto, ma Coldiretti Sardegna lancia l’allarme sulla tenuta della filiera e chiede di accelerare sul riconoscimento dell’Igp. A preoccupare sono soprattutto i prezzi riconosciuti agli allevatori, scesi a luglio intorno ai 6 euro al chilo di peso vivo e risaliti solo poco sopra i 7 euro alla vigilia della festa, contro quotazioni abbondantemente superiori ai 7 euro nello stesso periodo del 2025.
Secondo Coldiretti Sardegna, il rischio è che la pressione sui prezzi e la concorrenza di prodotto proveniente da fuori Isola finiscano per penalizzare gli allevatori locali e favorire l’ingresso sul mercato di carne presentata come tipica sarda senza adeguate garanzie sulla provenienza. Da qui la richiesta di rafforzare tracciabilità e tutela e di accelerare il percorso per ottenere l’Indicazione geografica protetta del maialetto sardo.
“Il maialetto non è soltanto una produzione zootecnica ma uno dei simboli più riconoscibili della Sardegna – sottolinea il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu –. Non possiamo permettere che perda valore proprio nella sua terra. L’esperienza dell’Agnello di Sardegna Igp dimostra che una filiera organizzata e certificata è in grado di difendere il reddito delle imprese, garantire controlli, assicurare la tracciabilità e contrastare chi vende come sardo un prodotto che sardo non è”.
Il percorso verso l’Igp è già stato avviato con gli allevatori. “Oggi il maialetto ha bisogno dello stesso percorso dell’agnello e lo stiamo facendo con la costruzione dell’Igp, che rappresenta lo strumento decisivo per valorizzarlo, proteggerlo e dare prospettive agli allevatori”, afferma Giorgio Demurtas, presidente di Coldiretti Cagliari e del Comitato promotore per l’istituzione del marchio.
Il comparto suinicolo sardo si confronta con un mercato nazionale che, secondo Coldiretti, copre con la produzione interna meno del 60% del fabbisogno italiano. In Italia sono già 44 le indicazioni geografiche dedicate ai prodotti suinicoli, 21 Dop e 23 Igp, per un valore complessivo di 2,3 miliardi di euro alla produzione e oltre 5,3 miliardi al consumo. La Sardegna, invece, non dispone ancora di certificazioni europee per il settore suinicolo.
“Il problema non è soltanto legato al prezzo attuale, ma all’assenza di strumenti che consentano di governare il mercato – spiega il direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba –. Il maialetto sardo continua a dipendere quasi esclusivamente dalla domanda interna e questo espone le aziende a oscillazioni anche molto pesanti. Una Igp permetterebbe di costruire una filiera riconoscibile, aprire nuovi sbocchi commerciali in Italia e all’estero, creare valore aggiunto lungo tutta la catena e rendere il prezzo molto meno vulnerabile”.
A confermare le difficoltà del settore è l’allevatore di Berchidda Luciano Nieddu. “Non si era mai visto un prezzo così basso in questo periodo dell’anno – racconta –. Le macellazioni non stanno aumentando nonostante la stagione favorevole e cresce il timore che una parte della ristorazione si stia approvvigionando attraverso grandi piattaforme commerciali con prodotto proveniente da fuori Sardegna, spesso a prezzi impossibili da sostenere per i nostri allevatori”.
Per Coldiretti, il rischio è che la combinazione tra quotazioni basse e limitati canali commerciali porti a una progressiva riduzione delle aziende specializzate nell’allevamento del maialetto. La richiesta è quindi di chiudere rapidamente il percorso verso l’Igp, così da trasformare una delle produzioni simbolo dell’Isola in una filiera certificata, tracciabile e in grado di garantire maggiore valore e reddito agli allevatori.











