Sanità, i sindacati proclamano lo stato di agitazione: “Organici insufficienti e carichi di lavoro non più sostenibili”
FP CGIL, CISL FP, FIALS e UGL Cagliari chiedono l’apertura delle procedure di raffreddamento e conciliazione: “Straordinari e prestazioni aggiuntive hanno oltrepassato ogni limite”. E annunciano assemblee e stop alle prestazioni aggiuntive
Stato di agitazione per il personale del Comparto Sanità Territoriale. A proclamarlo sono FP CGIL Cagliari, CISL FP Cagliari, FIALS Cagliari e UGL Cagliari, che denunciano una situazione che, secondo le organizzazioni sindacali, sarebbe diventata ormai difficile da sostenere per lavoratrici e lavoratori.
Al centro della protesta ci sono soprattutto gli organici, i carichi di lavoro e le difficoltà nel reclutamento del personale.
“Ogni giorno le lavoratrici e i lavoratori del Comparto Sanità – infermieri, operatori socio-sanitari, tecnici sanitari, personale amministrativo e ogni altro profilo professionale – assicurano l’assistenza ai pazienti e il regolare funzionamento dei servizi con grande professionalità, abnegazione e senso del dovere”, scrivono i sindacati.
Il problema, secondo le organizzazioni, è che tutto questo avverrebbe: ”facendo fronte a organici strutturalmente insufficienti, a carichi di lavoro ormai non più sostenibili e a problemi organizzativi da tempo irrisolti”.
A pesare sarebbe anche la continua uscita di professionisti. I sindacati parlano di una “costante fuga di professionisti”, costretti a spostarsi da un’azienda all’altra alla ricerca di condizioni migliori.
Una situazione che, secondo FP CGIL, CISL FP, FIALS e UGL, finirebbe per sottrarre al Servizio sanitario pubblico “competenze clinico-assistenziali qualificate, esperienza consolidata e sicurezza nelle attività”.
Nel mirino finiscono anche le risorse destinate alle assunzioni previste dal Piano triennale dei fabbisogni di personale. Secondo i sindacati, gli importi dei PTFP sarebbero diminuiti invece di aumentare.
Ma la contestazione riguarda anche i tempi di approvazione dei piani. Le organizzazioni denunciano che l’analisi e l’approvazione dei PTFP sarebbero rimaste bloccate dall’Assessorato alla Sanità da novembre 2025 fino ad agosto/settembre 2026.
“In piena emergenza PNRR e con organici già provati”, scrivono i sindacati, questo avrebbe “fortemente limitato la possibilità per il SSR di reclutare le figure necessarie”.
Il timore è che le aziende sanitarie non riescano ora a utilizzare pienamente le risorse previste per le assunzioni. “Non appare infatti verosimile che le aziende riescano, in tre mesi e mezzo, ad assumere tutte le figure previste”, sostengono.
C’è poi il tema degli straordinari.
Secondo le organizzazioni sindacali, il ricorso al lavoro straordinario e alle prestazioni aggiuntive sarebbe diventato “ormai sistematico” per riuscire a coprire i turni ordinari.
“Ha oltrepassato ogni limite di sostenibilità fisica e psicologica”, denunciano, sostenendo che questa situazione inciderebbe sul diritto al riposo, sull’equilibrio tra vita privata e lavoro e, di conseguenza, sulla salute degli operatori e sulla qualità dell’assistenza.
Da qui la proclamazione dello stato di agitazione e le prime iniziative di mobilitazione.
I sindacati annunciano innanzitutto l’ “astensione dalle prestazioni aggiuntive”, cioè la non disponibilità ad aderire a prestazioni orarie aggiuntive o a progetti straordinari, almeno fino al ripristino di corrette relazioni sindacali nelle aziende dove, secondo le organizzazioni, si sarebbero interrotte.
Viene inoltre annunciata l’applicazione puntuale dell’orario di lavoro, con il rispetto dei turni e delle pause previsti dal contratto. Nella protesta rientrano anche i tempi di vestizione e svestizione e il passaggio delle consegne formalmente riconosciuti, senza disponibilità a prolungamenti d’orario non preventivamente autorizzati e formalizzati.
I sindacati annunciano poi un ciclo di assemblee nei presidi ospedalieri per informare il personale e decidere insieme le prossime iniziative.
L’obiettivo è anche quello di collegare la mobilitazione alle “analoghe lotte presenti in altri territori della Sardegna”, attraverso iniziative comuni davanti alle istituzioni regionali.
Infine, FP CGIL, CISL FP, FIALS e UGL chiedono alle autorità competenti di convocare “senza indugio” le parti e di avviare le procedure di raffreddamento e conciliazione previste dalla legge 146 del 1990.
Se non arriveranno “risposte rapide e concrete”, le organizzazioni si riservano di ricorrere a ulteriori forme di protesta, “compreso lo sciopero generale aziendale”.
La vertenza, quindi, è appena all’inizio. Ora la richiesta dei sindacati è un confronto con le istituzioni per affrontare soprattutto il nodo degli organici e delle condizioni di lavoro del personale sanitario.
FP CGIL, CISL FP, FIALS e UGL Cagliari chiedono l’apertura delle procedure di raffreddamento e conciliazione: “Straordinari e prestazioni aggiuntive hanno oltrepassato ogni limite”. E annunciano assemblee e stop alle prestazioni aggiuntive
Stato di agitazione per il personale del Comparto Sanità Territoriale. A proclamarlo sono FP CGIL Cagliari, CISL FP Cagliari, FIALS Cagliari e UGL Cagliari, che denunciano una situazione che, secondo le organizzazioni sindacali, sarebbe diventata ormai difficile da sostenere per lavoratrici e lavoratori.
Al centro della protesta ci sono soprattutto gli organici, i carichi di lavoro e le difficoltà nel reclutamento del personale.
“Ogni giorno le lavoratrici e i lavoratori del Comparto Sanità – infermieri, operatori socio-sanitari, tecnici sanitari, personale amministrativo e ogni altro profilo professionale – assicurano l’assistenza ai pazienti e il regolare funzionamento dei servizi con grande professionalità, abnegazione e senso del dovere”, scrivono i sindacati.
Il problema, secondo le organizzazioni, è che tutto questo avverrebbe: ”facendo fronte a organici strutturalmente insufficienti, a carichi di lavoro ormai non più sostenibili e a problemi organizzativi da tempo irrisolti”.
A pesare sarebbe anche la continua uscita di professionisti. I sindacati parlano di una “costante fuga di professionisti”, costretti a spostarsi da un’azienda all’altra alla ricerca di condizioni migliori.
Una situazione che, secondo FP CGIL, CISL FP, FIALS e UGL, finirebbe per sottrarre al Servizio sanitario pubblico “competenze clinico-assistenziali qualificate, esperienza consolidata e sicurezza nelle attività”.
Nel mirino finiscono anche le risorse destinate alle assunzioni previste dal Piano triennale dei fabbisogni di personale. Secondo i sindacati, gli importi dei PTFP sarebbero diminuiti invece di aumentare.
Ma la contestazione riguarda anche i tempi di approvazione dei piani. Le organizzazioni denunciano che l’analisi e l’approvazione dei PTFP sarebbero rimaste bloccate dall’Assessorato alla Sanità da novembre 2025 fino ad agosto/settembre 2026.
“In piena emergenza PNRR e con organici già provati”, scrivono i sindacati, questo avrebbe “fortemente limitato la possibilità per il SSR di reclutare le figure necessarie”.
Il timore è che le aziende sanitarie non riescano ora a utilizzare pienamente le risorse previste per le assunzioni. “Non appare infatti verosimile che le aziende riescano, in tre mesi e mezzo, ad assumere tutte le figure previste”, sostengono.
C’è poi il tema degli straordinari.
Secondo le organizzazioni sindacali, il ricorso al lavoro straordinario e alle prestazioni aggiuntive sarebbe diventato “ormai sistematico” per riuscire a coprire i turni ordinari.
“Ha oltrepassato ogni limite di sostenibilità fisica e psicologica”, denunciano, sostenendo che questa situazione inciderebbe sul diritto al riposo, sull’equilibrio tra vita privata e lavoro e, di conseguenza, sulla salute degli operatori e sulla qualità dell’assistenza.
Da qui la proclamazione dello stato di agitazione e le prime iniziative di mobilitazione.
I sindacati annunciano innanzitutto l’ “astensione dalle prestazioni aggiuntive”, cioè la non disponibilità ad aderire a prestazioni orarie aggiuntive o a progetti straordinari, almeno fino al ripristino di corrette relazioni sindacali nelle aziende dove, secondo le organizzazioni, si sarebbero interrotte.
Viene inoltre annunciata l’applicazione puntuale dell’orario di lavoro, con il rispetto dei turni e delle pause previsti dal contratto. Nella protesta rientrano anche i tempi di vestizione e svestizione e il passaggio delle consegne formalmente riconosciuti, senza disponibilità a prolungamenti d’orario non preventivamente autorizzati e formalizzati.
I sindacati annunciano poi un ciclo di assemblee nei presidi ospedalieri per informare il personale e decidere insieme le prossime iniziative.
L’obiettivo è anche quello di collegare la mobilitazione alle “analoghe lotte presenti in altri territori della Sardegna”, attraverso iniziative comuni davanti alle istituzioni regionali.
Infine, FP CGIL, CISL FP, FIALS e UGL chiedono alle autorità competenti di convocare “senza indugio” le parti e di avviare le procedure di raffreddamento e conciliazione previste dalla legge 146 del 1990.
Se non arriveranno “risposte rapide e concrete”, le organizzazioni si riservano di ricorrere a ulteriori forme di protesta, “compreso lo sciopero generale aziendale”.
La vertenza, quindi, è appena all’inizio. Ora la richiesta dei sindacati è un confronto con le istituzioni per affrontare soprattutto il nodo degli organici e delle condizioni di lavoro del personale sanitario.
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