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Cagliari, ospedali sovraffollati e sanità paralizzata: “Servono posti letto e personale”

Quante delibere regionali servono ancora prima di affrontare in maniera concreta il problema del boarding nei Pronto Soccorso? È la domanda che USB Sanità torna a rivolgere alla Regione

di Redazione Cagliari Online
29 Agosto 2026
in sardegna, zapertura1

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Sanità,Sorgia (FdI): “Malati di SLA abbandonati nei Pronto Soccorso per oltre 14 ore”

Il sindacato denuncia il sovraffollamento degli ospedali sardi e chiede interventi concreti su posti letto, personale e rete ospedaliera: “Le delibere non creano posti letto e gli obiettivi sulla carta non assumono infermieri”
Quante delibere regionali servono ancora prima di affrontare in maniera concreta il problema del boarding nei Pronto Soccorso? È la domanda che USB PI Sanità torna a rivolgere alla Regione, riportando al centro del dibattito una criticità che, secondo il sindacato, si trascina da anni: Pronto Soccorso sovraffollati, pazienti costretti ad attendere per ore o giorni, carenza di personale, posti letto insufficienti e una rete ospedaliera progressivamente indebolita.
A intervenire è Gianfranco Angioni, referente regionale di USB PI Sanità, che contesta la distanza tra gli obiettivi fissati nei provvedimenti regionali e la realtà quotidiana vissuta nei reparti.
“La delibera mette obiettivi sulla carta, ma è evidente la distanza tra ciò che viene scritto nei documenti regionali e ciò che accade ogni giorno nei Pronto Soccorso. Chi redige questi provvedimenti dovrebbe confrontarsi con la realtà dei reparti, con i lavoratori e con i pazienti che sono costretti ad attendere ore e giorni per un posto letto”.
Per USB PI Sanità, il boarding non può essere ridotto semplicemente attraverso nuovi obiettivi amministrativi se non vengono affrontate le cause strutturali che lo determinano.
“Non basta stabilire per delibera che il boarding deve essere ridotto se contemporaneamente non si affrontano le cause che lo producono: la carenza di posti letto, la carenza di personale, i reparti che non riescono a garantire la piena operatività e una rete ospedaliera che in molti territori è stata progressivamente indebolita”.
Il sindacato chiede inoltre di verificare quali risultati abbiano prodotto i precedenti provvedimenti regionali sul sovraffollamento e sulla gestione dei pazienti in attesa di ricovero.
“La Regione ha già approvato diversi provvedimenti sul sovraffollamento dei Pronto Soccorso e sulla gestione dei pazienti in attesa di ricovero. Adesso abbiamo un nuovo provvedimento con nuovi obiettivi. Ma USB PI Sanità chiede: quali risultati hanno prodotto quelli precedenti? Quanti pazienti in meno stanno aspettando? Quanti posti letto sono stati realmente recuperati? Quante assunzioni sono state fatte? Quanti lavoratori sono stati stabilizzati?”.
Secondo Angioni, il problema non può essere affrontato considerando separatamente i singoli ospedali. Brotzu, Policlinico di Monserrato, Santissima Trinità e gli altri presidi dell’Isola fanno parte di un’unica rete, nella quale le difficoltà di una struttura finiscono inevitabilmente per ripercuotersi sulle altre.
“Non possiamo continuare a ragionare ospedale per ospedale. Il Brotzu, il Policlinico di Monserrato, il Santissima Trinità e tutti gli altri presidi fanno parte della stessa rete. Quando un ospedale non riesce a ricoverare, la pressione si sposta sull’altro. Quando un Pronto Soccorso si riempie, il problema viene trasferito altrove. Ma il paziente rimane comunque in attesa”.
La situazione dell’area di Cagliari, sottolinea USB PI Sanità, deve essere quindi letta all’interno di una crisi che riguarda l’intero sistema sanitario regionale.
“Quello che accade a Cagliari deve essere letto dentro una crisi che riguarda tutta la Sardegna. USB PI Sanità denuncia da anni che non si può continuare a raccontare ogni sovraffollamento come un problema del singolo Pronto Soccorso. La responsabilità della programmazione della rete è regionale”.
Il sindacato richiama anche le criticità già segnalate al Santissima Trinità, dove pazienti valutati e destinati al ricovero sarebbero stati costretti a rimanere in attesa.
“Al Santissima Trinità abbiamo denunciato pazienti già valutati e destinati al ricovero costretti a rimanere in attesa. Ma non è una questione del solo Santissima. Guardiamo al Brotzu, al Policlinico di Monserrato e al Santissima Trinità, ma anche agli altri ospedali dell’Isola: la pressione è sulla rete nel suo complesso”.
Per il sindacato, il punto centrale è la disponibilità effettiva di posti letto e personale. “Il boarding non si combatte spostando i pazienti da una barella all’altra. Il boarding si combatte mettendo a disposizione posti letto, personale e strutture adeguate”.
Gli obiettivi regionali, osserva Angioni, possono essere condivisibili, ma devono essere accompagnati da risorse e interventi concreti.
“Gli obiettivi possono essere condivisibili, ma devono essere accompagnati da risorse, assunzioni, stabilizzazioni e da una programmazione che parta dalla situazione reale. Altrimenti rischiano di rimanere soltanto numeri scritti su un documento”.
Da qui la richiesta di un approccio diverso alla gestione della sanità regionale.
“La sanità non può essere governata soltanto dalla carta. Bisogna entrare negli ospedali, parlare con chi lavora nei Pronto Soccorso e verificare concretamente cosa succede durante un turno. È lì che si misura la distanza tra gli obiettivi dichiarati e la realtà”.
USB PI Sanità insiste in particolare sulla necessità di aumentare la capacità complessiva del sistema sanitario.
“Una delibera non crea un posto letto. Un obiettivo regionale non assume un infermiere. Un documento non mette un medico in turno. Se vogliamo davvero ridurre il boarding dobbiamo aumentare la capacità del sistema sanitario”.
La richiesta del sindacato è quindi quella di intervenire anche sulla rete ospedaliera, recuperando strutture e servizi e potenziando i presidi esistenti.
“E per aumentare la capacità del sistema bisogna fare una cosa che qualcuno continua a non voler dire chiaramente: bisogna riaprire gli ospedali, riaprire e potenziare i Pronto Soccorso, recuperare posti letto, assumere e stabilizzare il personale”.
Secondo Angioni, la concentrazione della domanda sanitaria su pochi grandi ospedali rischia di aggravare ulteriormente il problema.
“Non possiamo aver chiuso o ridimensionato strutture in questi anni, concentrato la domanda sanitaria su pochi grandi ospedali e poi meravigliarci perché quei pochi ospedali sono al collasso”.
Da qui l’appello per una rete ospedaliera più diffusa e capace di garantire servizi nei diversi territori.
“La Sardegna ha bisogno di una rete ospedaliera diffusa, funzionante e realmente accessibile. I cittadini dei territori non possono essere costretti a concentrarsi sempre sugli stessi presidi perché altrove i servizi sono stati ridotti o cancellati”.
La riapertura delle strutture, però, secondo USB PI Sanità deve necessariamente essere accompagnata da nuove assunzioni.
“Riaprire un ospedale significa anche garantire il personale necessario. Non vogliamo ospedali aperti sulla carta e reparti senza operatori. Servono medici, infermieri, OSS e tutte le professionalità necessarie a far funzionare realmente i servizi”.
Il sindacato denuncia inoltre il divario tra gli organici previsti e il personale effettivamente presente nei turni.
“USB PI Sanità denuncia da anni la distanza tra gli organici previsti sulla carta e quelli realmente presenti. È inutile parlare di dotazioni teoriche se poi in un turno mancano gli operatori necessari per garantire l’assistenza”.
“Un organico sulla carta non cura un paziente. Un posto letto sulla carta non ricovera nessuno”.
Per USB PI Sanità, il boarding rappresenta il sintomo più evidente di una crisi che coinvolge l’intero sistema.
“Il boarding è il termometro. La febbre è la carenza di posti letto, la carenza di personale, la riduzione della rete ospedaliera e l’insufficienza dei servizi territoriali. Se continuiamo soltanto a misurare la febbre senza curare la malattia, continueremo ad avere Pronto Soccorso pieni”.
Il sindacato respinge inoltre l’idea che siano i lavoratori a dover compensare con ulteriori carichi di lavoro le carenze strutturali.
“USB PI Sanità non accetta che il conto venga presentato ai lavoratori. Medici, infermieri, OSS e tutto il personale sanitario stanno tenendo in piedi il sistema ogni giorno, spesso oltre ogni limite di sostenibilità”.
“Non è il lavoratore che deve correre più velocemente. È la sanità che deve avere le risorse necessarie per funzionare”.
USB PI Sanità chiede quindi alla Regione una fotografia reale e aggiornata della situazione regionale, a partire dal numero dei pazienti in boarding.
“Vogliamo sapere quanti pazienti sono oggi in boarding in tutta la Sardegna. Vogliamo sapere da quante ore e da quanti giorni aspettano un posto letto. Vogliamo sapere quanti posti letto sono realmente disponibili e quanti potrebbero essere riattivati. Vogliamo sapere quali strutture sono chiuse, quali sono state ridimensionate e quali potrebbero tornare pienamente operative”.
La richiesta riguarda anche la situazione degli organici e dei lavoratori precari.
“Vogliamo sapere anche quanti operatori mancano realmente all’appello e quanti lavoratori precari possono essere stabilizzati. Perché non è accettabile parlare di carenza di personale e contemporaneamente lasciare lavoratori formati e già operativi in una condizione di precarietà”.
“Non vogliamo più soltanto statistiche e percentuali. Vogliamo dati che raccontino la realtà degli ospedali”.
Dietro quei numeri, sottolinea il sindacato, ci sono pazienti e operatori sanitari.
“Perché dietro ogni ora di attesa c’è una persona. Dietro ogni giorno di boarding c’è un paziente che aspetta di essere ricoverato. E dall’altra parte c’è un lavoratore che deve continuare ad assisterlo mentre arrivano altri pazienti”.
Per USB PI Sanità, questa situazione non può trasformarsi nella nuova normalità della sanità regionale.
“Questa situazione non è più sostenibile. E non può diventare la normalità della sanità sarda”.
Il sindacato chiede quindi che alla stagione degli annunci e delle delibere seguano interventi concreti.
“La Regione ha già fatto molti annunci e approvato molte delibere. Adesso servono fatti. USB PI Sanità denuncia da anni questa situazione e continuerà a farlo”.
La strada indicata è quella del rafforzamento della rete ospedaliera e del personale.
“Bisogna riaprire gli ospedali, potenziare i Pronto Soccorso, aumentare i posti letto, assumere e stabilizzare il personale e ricostruire una rete sanitaria capace di rispondere ai bisogni dei cittadini in tutti i territori”.
USB PI Sanità annuncia infine che continuerà a monitorare e denunciare le criticità presenti nei Pronto Soccorso e negli ospedali dell’Isola.
“USB PI Sanità continuerà a denunciare ciò che accade realmente nei Pronto Soccorso e negli ospedali della Sardegna. Non ci fermeremo davanti all’ennesimo documento”.
La conclusione di Gianfranco Angioni è un appello diretto alla Regione: “I Pronto Soccorso non sono parcheggi. Le barelle non sono posti letto. I lavoratori non sono tappabuchi”.
“Se la Regione vuole davvero risolvere il problema del boarding, la strada è chiara: più ospedali aperti, più Pronto Soccorso, più posti letto, assumere e stabilizzare il personale e una sanità pubblica forte in tutti i territori”.
“La Regione ha già scritto abbastanza. Ora deve agire. USB PI Sanità denuncia da anni questa situazione e continuerà a farlo. Servono ospedali aperti, Pronto Soccorso potenziati, posti letto, assunzioni e stabilizzazioni. Servono risposte concrete, non l’ennesima delibera”.
“La sanità si misura nei reparti e nei Pronto Soccorso, non sulla carta. Noi continueremo a denunciare ogni situazione in cui pazienti e lavoratori vengono lasciati soli. Perché la dignità di chi aspetta un ricovero e la sicurezza di chi lavora in sanità non possono più essere sacrificate”, conclude Gianfranco Angioni, referente regionale USB PI Sanità.

Tags: sanitàSardegna
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