Ondata di reazioni per la protesta di Domenico Scambuddu: “Un eroe che ha dato voce a tutti noi”
Ha acceso un’ondata di reazioni e testimonianze l’articolo di Domenico, il paziente che nei giorni scorsi ha deciso di protestare rinunciando alla trasfusione dopo ore interminabili di attesa all’Oncologico di Cagliari. Una scelta forte, sofferta, che ha colpito profondamente i lettori di Casteddu Online, molti dei quali si sono riconosciuti nella sua esperienza.
In tantissimi hanno commentato definendo Domenico “un eroe”, non per il gesto in sé, ma per il coraggio di denunciare pubblicamente una situazione che, secondo le testimonianze raccolte, va avanti da anni senza reali cambiamenti.
Cinzia Abis racconta mesi trascorsi ad accompagnare la madre, dalle 7 del mattino fino alle 19 o 20 di sera:
“Disumanità, disorganizzazione, freddezza, zero empatia. Per non parlare dell’incompetenza e del menefreghismo al reparto di ematologia del terzo piano. Sanità allo sfascio e cuori di pietra.”
A farle eco Carla Manca, che riporta un’esperienza che attraversa quasi vent’anni:
“Ho accompagnato mia mamma dal 2006 per più di dieci anni e mio padre nel 2008, anno in cui è venuto a mancare. Ore e ore di attesa per infusioni e trasfusioni in sale strapiene di pazienti stanchi e provati. A oggi nulla è cambiato.”
Carla conclude con un messaggio di vicinanza: “Un caro abbraccio al signor Domenico e l’augurio che possa rimettersi presto e uscire da quell’incubo.”
Le storie si sommano, tutte accomunate da attese estenuanti e dalla fatica fisica e psicologica di affrontare terapie pesanti. Eugenia Porcu racconta appuntamenti fissati alle 8.30 del mattino e conclusi alle 19, dopo cicli di chemioterapia: “È una vergogna, capita molto spesso.”
Monica Marongiu, malata oncologica, parla di un’esperienza devastante:
“A volte mi sentivo mancare e non so nemmeno dove trovavo la forza di aspettare tutto quel tempo per la terapia e poi affrontare un’ora di macchina per tornare a casa.”
Anche Ilaria Todde descrive giornate infinite d’attesa per la trasfusione.
Tra gli innumerevoli commenti di denuncia, una sola testimonianza positiva: quella di Mario Cirina, paziente del quinto piano, che difende il personale sanitario:
“Ho aspettato, è vero, ma le file sono diverse. Il personale è bravissimo, accogliente e simpatico. Medici e infermieri ti aiutano e ti stimolano.”
Una voce fuori dal coro che, pur riconoscendo le attese, sottolinea l’impegno umano di chi lavora ogni giorno nel reparto.
Presente anche una proposta concreta, quella di Luigi Pinna, che raccontando l’esperienza del padre – entrato in terapia alle 17.30 dopo essere arrivato alle 10.40 – lancia un suggerimento semplice ma efficace:
“Date almeno un orario di rientro alle persone che abitano nel Cagliaritano. Sai quante terapie devi fare, quante macchine hai e quanto durano: basta un programma al computer per evitare di tenere trenta persone buttate in una sala d’attesa tutto il giorno.”
Un appello che riassume il sentimento generale dei lettori: non una guerra al personale sanitario, ma la richiesta urgente di più organizzazione, rispetto e dignità per pazienti già duramente provati dalla malattia.












