Chez Les Negres, il nome della pasticceria storica diventa un caso mediatico e divide i cagliaritani.
Succede a Cagliari, dove la storica Pasticceria Chez Les Negres, in via Sidney Sonnino, è finita al centro di un acceso dibattito che sta infiammando social, gruppi cittadini e conversazioni da bar. Da oltre sessant’anni è un punto fermo per generazioni di cagliaritani: vetrine colme di dolci, ricette tramandate, ricordi d’infanzia. Eppure oggi a far discutere non sono le paste, ma l’insegna.
A sollevare il caso sono stati alcuni turisti francesi, che hanno ritenuto offensiva l’espressione riportata sul nome del locale. In Francia quel termine è legato a un passato coloniale e discriminatorio, ed è ormai considerato inaccettabile nel linguaggio pubblico. Nel giro di poche ore, tra recensioni online e segnalazioni sui motori di ricerca, quella che per molti era semplicemente “la pasticceria di sempre” si è trasformata in un caso mediatico. Oggi, digitando il nome su Google, compaiono avvisi che segnalano la possibile natura offensiva del termine. Un dettaglio che ha amplificato la polemica e acceso una riflessione più ampia.
A intervenire pubblicamente è stato l’attuale proprietario, Salvatore Armetta. La pasticceria, ha spiegato, fu aperta negli anni Sessanta dal nonno, arrivato a Cagliari dal Nord Africa con un patrimonio di tradizioni dolciarie tra cultura italiana e influenze francofone. Il nome nacque in quel contesto storico e familiare, senza alcuna volontà discriminatoria.
Ma alle parole sono seguiti i fatti: l’insegna ovale esterna è stata rimossa e quella frontale resa meno evidente. Un gesto che molti hanno letto come un segnale di apertura e disponibilità al dialogo. Sul tavolo resta anche l’ipotesi di un cambio di denominazione.
La vicenda ha diviso i cagliaritani
C’è chi difende il nome come pezzo di memoria collettiva, sostenendo che vada contestualizzato storicamente e non giudicato solo con i parametri di oggi. Altri, invece, ritengono che un’attività commerciale aperta al pubblico debba tenere conto della sensibilità attuale, soprattutto in una Cagliari sempre più turistica e internazionale.
Sui social il confronto è acceso: tra richiami all’identità locale e appelli a una maggiore attenzione linguistica, il caso ha superato i confini di una semplice insegna, diventando simbolo di una domanda più grande.











