Una lunga lettera indirizzata alle famiglie degli studenti che ieri hanno protestato per il malfunzionamento dell’impianto di riscaldamento. Una buona parte degli studenti non è rientrata in aula per proseguire le lezioni, si è riversata nei corridoi e, inconsapevolmente, ha creato motivo di pericolo in caso di necessità di fuga dall’istituto. Un dettaglio da non sottovalutare soprattutto dopo quanto accaduto in Svizzera dove, la notte di Capodanno, decine di giovani sono rimasti intrappolati all’interno di un locale in fiamme. Pressoché impossibile scappare da quell’inferno di fuoco, l’unica via di fuga era tappata da una calca disordinata di persone.
Ecco il testo inviato ieri alle famiglie, una nota che invita tutti a riflettere su quanto accaduto: “Sebbene il disagio sia stato reale, le modalità di reazione adottate richiedono una riflessione profonda che coinvolge studenti, famiglie e tutto il personale scolastico.
È fondamentale che i ragazzi comprendano la realtà dei fatti per sviluppare un corretto senso delle istituzioni: non appena è stato segnalato il guasto nella giornata di ieri, i tecnici sono intervenuti subito, ripristinando il servizio. Stamane al persistere del problema, i tecnici sono stati ricontattati d’urgenza, sono intervenuti subito e stanno ancora adesso intervenendo per ripristinare adeguatamente tutti i termosifoni delle aule. E’ stata contattata la città metropolitana e il servizio che si occupa della manutenzione del riscaldamento, chiedendo di agire tempestivamente e in maniera definitiva. Nonostante gli sforzi della Dirigenza, alcuni gruppi di studenti al termine dell’intervallo non si sono recati nelle classi, ma hanno occupato i corridoi spostando le sedie, ostacolando le vie di fuga e interrompendo le lezioni.
La scuola, dunque, non è rimasta inerte, ma ha agito con la massima celerità possibile. Una protesta così disordinata, contro chi è rivolta? Se l’istituzione scolastica è la prima ad attivarsi per risolvere il problema, il comportamento distruttivo di alcuni studenti finisce per colpire l’unica parte che sta lavorando per il loro benessere.
In questa situazione, il ruolo dei docenti è centrale. Non si tratta solo di vigilanza, ma di una funzione pedagogica fondamentale: hanno il compito educativo di guidare gli studenti, insegnando loro che il dissenso va espresso attraverso il dialogo e i canali rappresentativi, non con azioni caotiche. È compito della scuola aiutare i ragazzi a razionalizzare le difficoltà, distinguendo tra un guasto tecnico (in fase di risoluzione) e una presunta mancanza di attenzione da parte dell’Istituto.
Gli insegnanti devono ribadire che la scuola è un’istituzione da rispettare: trasformarla in un campo di battaglia per disagi temporanei significa perdere di vista il valore del luogo in cui si cresce insieme. La scuola non può tollerare che la protesta si trasformi in pericolo fisico. Invito le famiglie a riflettere con i propri figli su questi punti.
Manifestare il proprio dissenso è un diritto, ma farlo con intelligenza, obiettività e rispetto per la sicurezza comune è il segno della maturità che questa scuola si impegna a formare; è essenziale che i ragazzi comprendano che il disagio non è una licenza per l’irresponsabilità. Saper gestire un conflitto in modo civile, individuare il giusto interlocutore e rispettare le norme di sicurezza sono competenze di vita che scuola e famiglia devono trasmettere insieme. La scuola continuerà a monitorare la situazione termica, ma non tollererà ulteriori azioni che pregiudichino la sicurezza e il diritto allo studio”.
Viene infine chiesto ai genitori di collaborare con la scuola, “affinché questo episodio diventi un’occasione di crescita e di ritorno a un dialogo rispettoso tra tutte le componenti scolastiche”.