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Cagliari, investita in via Peretti e per un mese in coma: “Così convivo con la mia disabilità, la mia vita stravolta per sempre”

Due anni fa il terribile incidente a pochi giorni dalla morte dello studente 16enne: un'emergenza, quella dell'investimento dei pedoni, tornata a essere gravissima

di Sara Panarelli
11 Marzo 2026
in cagliari, zapertura

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Fondi per i disabili gravi, ok della giunta Solinas: “Aiuti per 41 mila persone in Sardegna”

L’11 marzo 2024 è una data che per Giorgia Paravagna segna una linea netta tra un prima e un dopo. Quel pomeriggio la allora 42enne di Mulinu Becciu stava attraversando sulle strisce pedonali in via Peretti, a Cagliari, diretta verso la fermata dell’autobus dopo il lavoro. Pochi mesi prima, nello stesso punto, aveva assistito al tragico investimento che aveva tolto la vita a un giovane studente.

L’impatto con un’auto è stato violentissimo. Giorgia è stata sbalzata per diversi metri sull’asfalto. I soccorritori intervenuti sul posto hanno tentato di rianimarla per lunghi minuti prima del trasferimento d’urgenza all’ospedale Brotzu. Le ferite riportate sono state gravissime: cinque ematomi alla testa, fratture al bacino, alla schiena e a un braccio. È stata in coma ed è rimasta in ospedale oltre un mese. È seguito un lungo percorso di cure e complicazioni successive che hanno portato a nuovi ricoveri, infezioni e mesi di immobilità tra letto, sedia a rotelle e stampelle.

Oggi le conseguenze di quell’incidente sono ancora presenti. A causa dei traumi riportati, Giorgia convive con una grave disabilità: gli ematomi e la frattura cranica hanno lasciato strascichi neurologici, mentre le lesioni alla gamba continuano a rendere difficile la deambulazione. A questi si aggiungono problemi cardiaci e il peso psicologico di un evento che difficilmente si può dimenticare.

Una storia che parte da un evento che spezza il tempo in due e attraversa la fragilità, la rabbia e la fatica di ricostruirsi. Ma è soprattutto una storia che parla di consapevolezza e trasformazione. Quando la disabilità arriva all’improvviso, infatti, non è solo il corpo a dover imparare di nuovo. Cambiano l’identità, il ruolo sociale, il modo in cui ci si percepisce e in cui si viene percepiti dagli altri.

«All’inizio è stato durissimo – racconta Giorgia – perché da un giorno all’altro la mia vita è cambiata completamente. Prima ero una persona molto dinamica, indipendente, sempre in movimento. Dopo l’incidente ero arrabbiata con tutto e con tutti. Non mi riconoscevo più».

Poi, lentamente, qualcosa cambia. «A un certo punto mi sono fermata a guardare quello che avevo ancora: la mia famiglia, il mio compagno, il fatto stesso di essere viva. Oggi mi pongo piccoli obiettivi ogni giorno. Se prima facevo una cosa al dieci, magari adesso riesco a farla al due. Ma almeno posso provarci».

Tra le tappe più importanti di questo percorso c’è stato l’incontro con la sede ANMIC di Cagliari, la prima associazione di persone con disabilità con cui Giorgia si è confrontata dopo l’incidente.

Un incontro che all’inizio portava con sé anche molte paure. «Quando ho visto le attività dell’associazione avevo timore – racconta –. Pensavo di trovarmi in un ambiente pieno di sofferenza, dove la disabilità era sempre al centro. Invece ho scoperto qualcosa di completamente diverso».

«Ho trovato persone con storie e difficoltà diverse dalla mia, ma con una voglia incredibile di vivere. Persone che magari piangono la notte, proprio come me, ma che il giorno dopo riescono a sorridere e a godersi la vita. Ho trovato amici, spontaneità, leggerezza». Un ambiente che, invece di sottolineare le barriere, prova ad abbatterle. «Io sono Giorgia prima di essere un’invalida. Non voglio essere definita solo da quello che mi è successo. Certo, la mia vita è cambiata, ma ho scoperto dentro di me una forza che non immaginavo di avere». In questo senso, la disabilità può diventare anche una possibilità: quella di rimettersi in gioco, sfidare i pregiudizi, scoprire nuovi contesti e costruire nuove amicizie.

Attraverso iniziative sociali, momenti ricreativi e occasioni di incontro, l’ANMIC crea contesti in cui le persone con disabilità possono conoscersi, confrontarsi e condividere esperienze, trasformando un percorso spesso difficile in un’opportunità di relazione e partecipazione. È fondamentale, infatti, promuovere un tipo di cultura in cui la disabilità non diventa un’etichetta ma un punto di partenza per costruire legami, nuove esperienze e nuove opportunità.

«A volte mi gratifica poter aiutare gli altri, invece di essere io a chiedere aiuto. È una sensazione bellissima». Per ANMIC, storie come quella di Giorgia rappresentano il cuore della propria missione. «Accompagnare una persona che affronta una disabilità improvvisa – spiegano dall’ANMIC di Cagliari – significa certamente aiutarla nell’accesso ai servizi, alle prestazioni e ai diritti, ma anche qualcosa di più. Significa ascoltare, con sensibilità ed empatia, senza ridurre le storie personali a un numero o a una pratica da gestire. Dietro ogni persona c’è un percorso umano fatto di fragilità, cambiamenti e nuove sfide. Il nostro impegno è quello di offrire un supporto reale e personalizzato, costruito sulle esigenze concrete di ciascuno, cercando di creare attorno alle persone anche una rete di relazioni e di opportunità che le aiuti a non sentirsi sole.»

Due anni dopo quell’incidente, il percorso di Giorgia continua fatto di piccoli passi. «Quando sono sola a volte piango ancora – confida – ma poi torno a essere grata per le piccole cose. La mia vita oggi è diversa, ma va bene così. Ho capito che non bisogna mai dire “non ce la faccio” prima di averci provato».

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