Cagliari, il mercatino della povertà: vendiamo tutto per sopravvivere

Basta una passeggiata al mercatino di Cagliari per capire quanto sia davvero pesante questa crisi: c’è chi vende tutto, anche i vecchi cd e dvd, per avere i soldi per mangiare


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La giornata permette una rilassante passeggiata, l’idea è trovare un libro interessante o un film. D’altronde è domenica, devi dedicarti un po’ di tempo. Appena arrivati ai confini del Mercatino di Viale Trento, percepisci un brano, esce dalla tromba del vecchio grammofono. La puntina scorre, sembrerebbe, su una registrazione del glorioso Inno alla Gioia di Ludwig Van Beethoven. La puntina solca, si fa per dire, anzi è proprio il caso di dirlo, il 78 giri. Era tempo che non ci mettevano più piede in quel Mercatino. La prima cosa che ti colpisce è l’estensione, altro che mercatino è a tutti gli effetti un Gran Mercatone. Difficile arrivarci ma ancora piu’ difficile giungere alla parte centrale, quella storica del parcheggi fronte Palazzo Regionale. Avevamo calcolato circa un ora di passeggiata fra le bancarelle, ci siamo resi conto che ormai è talmente è vasto che non basta un intera mattina per percorrerlo. La quantità di espositori è impressionante, tutti i tipi di offerte, tutte le classi sociali che vendono. Le bancarelle sono in netta inferiorità vince il tappetino con due tre oggetti.
E’ proprio questo che impressiona. Le facce di chi cede qualcosa, un mobile, un disco, un vhs, un dvd, per non parlare di elettronica non sono del solito bancarellaio. Qui si vende tutto ciò che si può per sopravvivere. Potrai avere sotto le mani quelli che si chiamano, fra addetti ai lavori, “dati economici” dimostranti lo stato dell’economia, tengono conto del PIL, del decremento e della stagflazione. Direbbe un casteddaiu doc: o Gianfranco, c’è famini. E’ risolta l’analisi economica: evidenti difficoltà economiche. Basta vedere che in Viale Trento e vasti dintorni bancarelle e tappetini non ci stanno più. I visi sono diversi, le famiglie tante. Al diavolo grafici e performance economiche, ci stiamo vendendo tutto. E come si afferma nelle teorie economiche, chi può deve investire nei tempi di crisi. A noi sembra quasi un furto. Che volete o hai fegato o non ne hai. Quanto costa quel bastone? 10 euro, era di mio nonno la usato sino alla morte. A dieci euro? Non li ho, mi lasci 5 euro. Tieni dieci euro ma mi promettimi che lo riporti a casa, sicuramente ti è caro. Mi sta regalando. No contribuisco solo al mantenimento dei ricordi. Altro che Inno alla Gioia del magico Ludwig Van. La passeggiata finisce con un malumore tale che non vedi l’ora di andare via. La puntina, grande quanto un chiodo, solca il cuore, fa’ male. In questa triste domenica non c’è nessuna replica dell’Inno alla gioia. Almeno credo. 

 


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