“Quello che è accaduto la scorsa notte all’Ospedale Brotzu di Cagliari non è stato un semplice imprevisto, ma una vera e propria tragedia sfiorata. Le immagini e le testimonianze del fumo che ha invaso i reparti ospedalieri, costringendo il personale a evacuare i pazienti in un clima di puro terrore, sono inaccettabili per il principale polo di emergenza-urgenza della Sardegna.”
Lo dichiara il Consigliere Regionale Alessandro Sorgia, che questa mattina ha depositato un’interrogazione urgente a risposta scritta indirizzata al Presidente della Regione e all’Assessore regionale della Sanità.
Al centro del documento ci sono le gravissime denunce sollevate dal sindacato USB e dai rappresentanti per la sicurezza dei lavoratori: “La cosa che più sconcerta e fa rabbrividire – prosegue Sorgia – è che i sistemi di allarme antincendio, secondo quanto riportato dal personale in servizio, non sarebbero entrati in funzione. Nessun segnale sonoro, nessuna allerta visiva. In un reparto ospedaliero, dove ci sono pazienti fragili, allettati o in terapia intensiva, un allarme muto significa condannare a morte le persone. Non possiamo affidare la sicurezza dei malati e dei lavoratori al solo, eroico, spirito di iniziativa di medici e infermieri”.
Nel comunicato, il Consigliere ricorda inoltre come i sindacati avessero già sollevato in passato numerose criticità relative al rischio incendi, dalla presenza di locali impropriamente adibiti a deposito fino al pericoloso aumento dei carichi di incendio all’interno della struttura. Avvertimenti che, alla luce dei fatti, sembrano essere caduti nel vuoto.
“Con questa interrogazione – conclude Sorgia – chiedo alla Giunta regionale e all’Assessorato competente di fare immediata chiarezza. Voglio sapere se sono state già chieste spiegazioni alla Direzione dell’Arnas Brotzu, perché gli allarmi non abbiano suonato e, soprattutto, quali provvedimenti urgenti si intendano prendere oggi stesso per ripristinare e collaudare gli impianti. È indispensabile un’ispezione straordinaria: la sicurezza di chi lavora per salvare vite e di chi è ricoverato per essere curato non è negoziabile”.










