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Cagliari, il percorso di tutela per i pazienti fragili che non possono recarsi in ospedale: scatta la protesta

L'associazione Emera scrive alle istituzioni: "Non devono essere le famiglie a dover combattere ogni giorno contro la burocrazia per ottenere una prestazione sanitaria necessaria".

di Valeria Putzolu
7 Settembre 2026
in cagliari

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Cagliari, il percorso di tutela per i pazienti fragili che non possono recarsi in ospedale: scatta la protesta
Cagliari, il percorso di tutela per i pazienti fragili che non possono recarsi in ospedale: scatta la protesta, “la carenza di organico non può ricadere sul paziente”.
L’associazione Emera scrive alle istituzioni: “Non devono essere le famiglie a dover combattere ogni giorno contro la burocrazia per ottenere una prestazione sanitaria necessaria”.
Ci sono persone per le quali uscire di casa non è semplicemente difficile, è impossibile.
Sono pazienti fragili, spesso allettati, affetti da patologie respiratorie importanti, che necessitano di ossigenoterapia e che, proprio a causa delle loro condizioni cliniche, vengono dichiarati non trasportabili.
Per queste persone l’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) dovrebbe rappresentare una garanzia concreta di cura, continuità assistenziale e dignità. “Eppure, quando serve una valutazione specialistica pneumologica, troppo spesso ci si trova davanti a un problema, lo specialista non arriva a domicilio.
E allora la domanda è semplice,
come può un paziente non trasportabile accedere alle cure se, per riceverle, deve necessariamente essere trasportato?
Non possiamo accettare che la condizione di fragilità diventi una barriera all’accesso alle cure.
Una persona affetta da insufficienza respiratoria, che necessita di ossigenoterapia e che non può essere trasferita in sicurezza, ha bisogno di essere valutata nel luogo in cui vive e viene assistita” spiega la presidente Francesca Congiu.
“Non si tratta di chiedere un privilegio.
Si tratta di garantire il diritto alla salute.
Il DPCM 12 gennaio 2017, all’art. 22, inserisce le cure domiciliari nell’ambito dei Livelli Essenziali di Assistenza e prevede l’erogazione al domicilio delle prestazioni sanitarie necessarie e appropriate in relazione alle specifiche condizioni di salute della persona.
La domiciliarità non può quindi essere intesa come una semplice modalità organizzativa subordinata alla disponibilità occasionale di personale.
Per un paziente non trasportabile, il domicilio è il luogo nel quale la prestazione sanitaria deve poter essere resa quando le condizioni cliniche lo richiedono.
Anche la programmazione sanitaria regionale della Sardegna ha individuato nella domiciliarità, nella presa in carico integrata e nella continuità assistenziale elementi fondamentali dell’assistenza territoriale.
Ma le norme e i programmi devono trasformarsi in assistenza concreta.
Perché una cosa è scrivere nei documenti che la sanità deve essere vicina al cittadino.
Un’altra è fare in modo che il medico e lo specialista arrivino davvero a casa del paziente quando quest’ultimo non può andare da loro”.

Oggi però esiste un ulteriore strumento che non può essere ignorato.
Il Decreto del Ministero della Salute del 26 giugno 2026, che ha adottato il Piano Nazionale di Governo delle Liste d’Attesa (PNGLA) 2026-2028, rafforza il principio dei percorsi di tutela e pone al centro la necessità di garantire l’accesso alle prestazioni sanitarie nei tempi appropriati, riducendo le disuguaglianze di accesso alle cure. “In Sardegna, la Deliberazione della Giunta Regionale n. 34/13 dell’8 luglio 2026, recante disposizioni sul governo delle liste d’attesa e sull’adeguamento degli ambiti territoriali di garanzia, conferma l’impegno regionale a garantire l’accesso alle prestazioni sanitarie attraverso strumenti organizzativi e percorsi di tutela.
La stessa organizzazione regionale riconosce che, qualora non sia possibile garantire una prestazione nei tempi stabiliti, il cittadino deve poter accedere a un percorso alternativo di tutela.
Ma per un paziente inserito in ADI e dichiarato non trasportabile, la tutela non può limitarsi alla ricerca di un posto in un ambulatorio.
Deve necessariamente considerare la sua condizione clinica e l’impossibilità materiale di raggiungere quel luogo.
Per questo chiediamo che, in presenza di una prescrizione specialistica appropriata e di una documentata condizione di non trasportabilità, il percorso di tutela venga attivato anche attraverso la ricerca e l’organizzazione della prestazione specialistica al domicilio, quando questa costituisca la modalità necessaria e appropriata per garantire concretamente la cura.
Non può essere considerata una soluzione il semplice fatto di trovare un appuntamento se il paziente, per le proprie condizioni cliniche, non è fisicamente in grado di raggiungerlo.
Una prestazione formalmente disponibile ma materialmente irraggiungibile non può rappresentare una reale garanzia di accesso alla cura”.
La carenza di medici non può ricadere sui pazienti: “Comprendiamo le difficoltà organizzative e la carenza di specialisti che interessano il sistema sanitario.
Ma tali difficoltà non possono trasformarsi in un ostacolo per il cittadino.
Se un paziente è già preso in carico in ADI, è non trasportabile e necessita, sulla base della valutazione clinica, di una consulenza specialistica, la carenza di organico del soggetto erogatore non può diventare la ragione per lasciare senza risposta una necessità assistenziale appropriata.
La responsabilità dell’organizzazione dell’offerta sanitaria e della garanzia dell’accesso alle prestazioni resta in capo al sistema sanitario.
Spetta quindi alla ASL individuare una soluzione organizzativa concreta, attraverso le proprie strutture, gli specialisti disponibili, le strutture pubbliche e private accreditate, la rete territoriale e, ove previsto, gli strumenti alternativi contemplati dai percorsi di tutela.
Non può essere la famiglia a dover risolvere una carenza organizzativa del Servizio Sanitario Regionale”.

“Chiediamo quindi alla Regione Sardegna, all’Assessorato alla Sanità, alle Aziende sanitarie e ai servizi territoriali di intervenire con decisione su questa problematica.
Chiediamo, che venga garantito un percorso chiaro, uniforme ed efficace per i pazienti non trasportabili inseriti in ADI che necessitano di una valutazione specialistica, in particolare pneumologica; che venga prevista l’attivazione del percorso di tutela ai sensi del DM 26 giugno 2026 – PNGLA 2026-2028 e della normativa e programmazione regionale sarda sul governo delle liste d’attesa, tenendo conto della specifica condizione di non trasportabilità del paziente;
che, quando la condizione clinica lo richiede, il percorso di tutela comprenda la ricerca e l’organizzazione della prestazione specialistica domiciliare, anziché limitarsi alla ricerca di una disponibilità ambulatoriale incompatibile con le condizioni del paziente; che la condizione di paziente in ADI e non trasportabile venga considerata elemento essenziale nella valutazione delle modalità di erogazione della prestazione; che la carenza di personale o di specialisti dell’erogatore non si traduca nella mancata erogazione della prestazione necessaria e appropriata e che la ASL individui soluzioni alternative nell’ambito della rete pubblica e accreditata; che non siano le famiglie a dover combattere ogni giorno contro la burocrazia per ottenere una prestazione sanitaria necessaria; che l’ADI sia realmente integrata e che, quando le condizioni cliniche lo richiedono, possano essere coinvolti gli specialisti necessari alla presa in carico del paziente; che venga individuato un referente aziendale chiaramente identificabile al quale la famiglia e i professionisti dell’ADI possano rivolgersi per l’attivazione e la gestione del percorso di tutela; che venga garantita una risposta concreta anche nei casi in cui la prestazione specialistica non possa essere resa in ambulatorio proprio a causa della non trasportabilità del paziente”.
Il domicilio non può diventare un luogo di esclusione, insomma, “perché dietro ogni cartella clinica c’è una persona.
Dietro ogni richiesta di visita c’è una famiglia.
E dietro ogni paziente non trasportabile c’è spesso una persona che sta già combattendo una battaglia difficile contro la malattia.
La salute è un diritto.
La dignità è un diritto.
Essere fragili non può significare essere dimenticati.
Per questo chiediamo che si ponga fine alle situazioni in cui un paziente non trasportabile rimane senza valutazione specialistica perché lo specialista non viene garantito a domicilio.
Non chiediamo l’impossibile.
Chiediamo che il sistema sanitario trovi una risposta concreta per chi, proprio a causa della propria malattia, non può raggiungere il sistema sanitario.
Chiediamo che il principio della presa in carico domiciliare non rimanga scritto soltanto nei documenti, ma diventi realtà.
Chiediamo che il percorso di tutela sia realmente uno strumento di tutela, capace di adattarsi anche alle condizioni dei pazienti più fragili e non trasportabili.
Perché garantire il diritto alla salute significa garantire l’accesso effettivo alla prestazione, non soltanto la sua teorica disponibilità.
È questo il senso dell’assistenza domiciliare.
È questo il senso della presa in carico.
Ed è questo il senso di una sanità realmente vicina alle persone” conclude Congiu.

Tags: Cagliarisanità
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