La baby gang che tra pestaggi e spaccio ha seminato il terrore per le vie della città, vanta sui social le azioni portate a termine pubblicando contenuti riguardanti i fatti per i quali l’Autorità giudiziaria sta procedendo, “e che fanno capire che non hanno sufficientemente compreso la gravità dei loro comportamenti”.
Un allarme lanciato da tempo quello dei gruppi dei giovanissimi che tra La Marina e Stampace, soprattutto il fine settimana, ha dato vita a un’escalation di violenza inaudita. Una grave problematica che dimostra il dilagante e preoccupante fenomeno che investe i giovanissimi.
Luca Pisano, psicologo psicoterapeuta. Direttore del Master in Criminologia IFOS e Osservatorio Cybercrime Sardegna, ha ben spiegato il fenomeno, più volte.
Che cosa è accaduto?
“Alcuni gruppi di ragazzini che frequentano La Marina,
Stampace e uno dei centri commerciali dell’hinterland, affascinati dal rituale dello sballo (alcol, droghe, risse), si sono progressivamente organizzati per commettere reati. Emulando gli anti-eroi di alcune serie TV e canzoni trap”.
Ma le baby gang non erano già presenti sul territorio?
“No. Gruppi di ragazzini/e che si incontrano, urlano, bestemmiano, assumono droghe e talvolta si picchiano non sono ancora una baby gang che, al contrario, è una struttura gerarchica organizzata per delinquere. Insomma un gruppo, con leader e gregari, che ha una storia (attività, interessi condivisi) e una specifica identità riconosciuta e riconoscibile sul territorio, oltre che sui social”.
Secondo lei, come hanno reagito i ragazzi della baby gang che è finita sui giornali?
“Apparentemente bene, perché il loro falso Sé (la maschera sociale che indossano per “dimenticare” la sofferenza) ha avuto ciò che cercavano. Il riconoscimento sociale di essere una baby gang e il falso vittimismo di rappresentarsi ai coetanei come gli “eroi” che devono affrontare un’altra dura prova: il Tribunale per i Minorenni. Non a caso, alcuni di questi ragazzi, affiliati e non, hanno proprio ieri pubblicato sui social contenuti riguardanti i fatti per i quali l’Autorità giudiziaria sta procedendo, e che fanno capire che non hanno sufficientemente compreso la gravità dei loro comportamenti. Si tratta di dinamiche psicologiche e sociali che spesso ritroviamo nei percorsi di identificazione deviante e che costituiscono, per noi operatori sociali e sanitari, una nuova sfida educativa: aiutarli a ri-diventare se stessi”.
Quante baby gang ci sono a Cagliari?
“Non solamente quella che è finita sui giornali.
Ci sono diversi gruppi che si ispirano, spesso, a uno specifico modello simbolico: musica trap, sezione drill, che inneggia al gangsterismo. In questi casi, abbiamo ragazzi influenzati da subculture digitali che normalizzano la criminalità (rapine, spaccio, aggressioni) e dileggiano le forze dell’Ordine. Attualmente queste baby gang della città metropolitana di Cagliari hanno una finalità più espressiva – esserci nel territorio, essere considerati, essere famosi tra i coetanei – che strumentale. Insomma, agire per guadagnare illegalmente non è ancora la priorità, ma ovviamente c’è il rischio che si strutturino carriere criminali”.
Età media?
“14-16 anni. Ma il problema maggiore è il coinvolgimento nelle baby gang – spesso in qualità di spettatori e follower – dei dodicenni che iniziano a seguire sui social questi ragazzi più grandi e ad emularli. Le scuole medie della città metropolitana sono interessate da questo problema. Dodicenni, tredicenni che a scuola sono riconosciuti come aspiranti membri delle baby gang oppure cominciano a farne parte, e che si rappresentano sui social – ma spesso lo sono anche nel territorio – armati di coltello, tirapugni, martelletti frangivetro rubati sui bus del CTM o dell’ARST. Una minoranza di giovani che ovviamente desta preoccupazione. Tanto più che rischiano di finire in quel 16-20% di ragazzi/e in dispersione scolastica”.
Le ragazze?
“Attualmente hanno un ruolo secondario nella baby gang. Anche se in alcuni casi è accaduto che siano diventate funzionali al mantenimento del conflitto tra gruppi di maschi”.
Bisogna allora rafforzare la sicurezza?
“Oltre all’ascolto, al dialogo servono anche le sanzioni penali che possono diventare, all’interno della Giustizia Riparativa, un’occasione per rilanciare i processi educativi che si sono interrotti. Ma è anche evidente che le baby gang si strutturano in contesti di fragilità psicologica ed educativa, dispersione scolastica, marginalità socio-economica. Servono interventi strutturali per sostenere i nuclei familiari a rischio”.
Spaccio, rapine, estorsioni, occupazione abusiva di case e pestaggi: la settimana scorsa il blitz dei carabinieri nelle case di 14 minorenni a Cagliari e dintorni. Gli accertamenti si sono sviluppati attraverso il monitoraggio dei profili social e delle comunicazioni online dei sospettati, affiancato alle tradizionali attività investigative sul territorio. Oltre alle aggressioni, sarebbero emersi elementi su presunti episodi di spaccio di sostanze stupefacenti e occupazioni abusive di immobili.













