Al Centro Oncologico di Cagliari rinuncia alla trasfusione per protesta
Un gesto estremo, compiuto con piena consapevolezza dei rischi, per denunciare una situazione che un paziente oncologico definisce ormai insostenibile. È quanto accaduto al Centro Oncologico di Cagliari, dove un paziente affetto da mielofibrosi ha deciso di rinunciare a una trasfusione salvavita come forma di protesta contro quelle che definisce “gravi disfunzioni organizzative del reparto”.
Secondo quanto denunciato da Domenico Scapuddu, “le attese per le terapie trasfusionali si protraggono per ore, ben oltre i tempi clinicamente giustificabili, anche quando la disponibilità delle sacche di sangue risulta già confermata. I pazienti, spesso immunodepressi, sarebbero costretti a lunghe permanenze in sale d’attesa affollate, senza adeguate misure di protezione, con evidenti rischi per la salute.”
Particolare preoccupazione desta il sistema di gestione delle code, che – sempre secondo la segnalazione – risulterebbe incoerente e non trasparente. Dopo un primo accesso regolare tramite numerazione progressiva per i prelievi, la sequenza verrebbe successivamente ignorata nei piani dedicati alle visite e alle terapie. Ne deriverebbero attese imprevedibili, con pazienti chiamati fuori ordine e senza spiegazioni chiare, vanificando di fatto l’utilità del sistema elimina-code, ufficialmente giustificato come strumento di tutela della privacy.
Il paziente parla di un clima di profonda mortificazione, in cui persone già provate dalla malattia si sentirebbero trattate come numeri, private del diritto alla dignità e al rispetto. Una situazione che avrebbe spinto alla decisione, drammatica ma simbolica, di rinunciare volontariamente alla terapia, pur sapendo che tale scelta può compromettere seriamente la propria sopravvivenza.
Il diretto interessato annuncia l’intenzione di portare la vicenda all’attenzione dell’opinione pubblica e degli organi di informazione, chiedendo un intervento immediato delle istituzioni competenti. L’obiettivo dichiarato non è personale, ma collettivo: difendere i diritti di tutti i pazienti oncologici, in particolare quelli più fragili e provenienti dalle aree periferiche, affinché nessuno sia più costretto a scegliere tra la cura e la dignità.












