Dalla tentazione di mollare alla sfida di restare: con due basi a Cagliari e Olbia, 23 aerei in flotta, un fatturato di 300 milioni e la promessa di offrire un servizio sempre migliore, Aeroitalia non lascia la Sardegna anzi raddoppia e molto di più. Asso pigliatutto nella gara per la continuità territoriale sulla Sardegna con cinque rotte su sei conquistate, tre senza compensazioni pubbliche, promette di far volare i sardi ovunque e di creare sviluppo economico e occupazione. “Abbiamo raggiunto risultati impensabili fino a pochi mesi fa”, dice a Casteddu online l’amministratore delegato e fondatore di Aeroitalia Gaetano Intrieri.
Dunque, restate.
Si. Amiamo la Sardegna, crediamo fortemente nel suo potenziale e vogliamo far volare i sardi ovunque a prezzi giusti. Qui non abbiamo solo investito su rotte e aeroplani, ma su persone, lavoro e infrastrutture. Da fine marzo avremo sette aeromobili basati a Cagliari, quattro a Olbia e uno ad Alghero, oltre a due centri di manutenzione di assoluta avanguardia a Cagliari e Olbia. Il nostro è un impegno concreto e di lungo periodo.
Ma perché a un certo punto avevate annunciato la smobilitazione?
Le critiche che abbiamo ricevuto in passato sono state spesso ingiuste e alcuni bandi non ci convincevano: e sì, a un certo punto abbiamo anche pensato di andare via. Ma lasciare la Sardegna avrebbe significato buttare via tutto ciò che abbiamo costruito: oggi qui lavorano circa 300 persone, che diventano 500 considerando l’indotto. Non potevamo farlo.
Da quel momento in poi tutto è cambiato: avete fatto la parte da leoni nelle rotte per la continuità territoriale.
La continuità territoriale è fondamentale per garantire ai sardi il diritto alla mobilità, e noi vogliamo fare la nostra parte. Tanto che, a parte la Cagliari-Linate e la Alghero-Roma, sulle altre rotte voliamo senza compensazioni, ovvero senza ricevere soldi pubblici.
Sono rientrate le polemiche anche con la politica?
Si, i rapporti sono cordiali e tranquilli.
Al di là della continuità avete messo in vendita tante altre destinazioni.
Dalla Sardegna voliamo su Pisa, Bologna, Firenze, Catania, Cuneo, oltre naturalmente a Olbia e Cagliari. Stiamo lavorando su Lamezia sempre da Cagliari e poi Parma e Perugia da Olbia, e sui collegamenti interni nell’isola. La Sardegna è la nostra roccaforte insieme alla Sicilia e lo è anche nel business plan. Del resto, i risultati ci danno ragione: sempre più passeggeri, tasso di puntualità migliorato del 29%. Ormai Aeroitalia è considerata una realtà solida e affidabile.
Il tutto in poco più di tre anni e in un mercato dominato dalle low cost: il segreto qual è?
Me lo chiedo anch’io come abbiamo fatto a realizzare questo piccolo miracolo. Siamo partiti nel 2022 con un solo aereo che realizzava voli charter, poi dopo quattro mesi è arrivato il secondo. Oggi abbiamo 18 aeromobili che diventeranno 23 all’inizio della stagione estiva. In estate voleremo con una flotta che solo pochi anni fa sembrava impensabile. Nel 2025 stimiamo ricavi per circa 300 milioni di euro e abbiamo superato il milione e mezzo di passeggeri. Ma se mi chiede quale sia il segreto le rispondo senza alcuna esitazione: le persone. Ho coinvolto professionisti di altissimo livello che conoscevo da anni, abbiamo deciso di assumere personale con esperienza ma lasciato a terra da compagnie fallite in precedenza, penso a Meridiana, Air Italy e Alitalia. E poi, fondamentale, il rigoroso controllo dei costi che lascia però intatta la qualità.
Sicurezza compresa.
Guardi, voglio dire una cosa ai vostri lettori e nostri passeggeri, in modo molto chiaro: in Italia non esiste una compagnia che voli senza sicurezza totale. Abbiamo una delle migliori autorità dell’aviazione civile al mondo. Ho lavorato in America, Olanda, Sri Lanka, Asia, e posso dire che i controlli che abbiamo in Italia non li ha nessuno. Un aereo che vola in Italia è circa il 20 per cento più sicuro di qualunque altro. Le compagnie italiane sono tra le più sicure al mondo.
Quanto pesa l’occupazione locale nel vostro progetto?
Moltissimo. Circa il 40-50 per cento del nostro personale è sardo. Era una delle condizioni che avevo posto fin dall’inizio del piano industriale, insieme all’assunzione di lavoratori in cassa integrazione e all’investimento forte su Sardegna e Sicilia. I sardi hanno dimostrato di apprezzarci e questo per noi conta quanto i numeri.
E quindi?
E quindi se la Sardegna è importante per Aeroitalia, Aeroitalia lo è per la Sardegna. Ed è su questo equilibrio che vogliamo continuare a crescere e farci apprezzare.












