Via S.Avendrace, la giungla Affittasi:”Condannati a strada di serie B”

Viaggio tra i commercianti di sant’Avendrace, dove aumentano i negozi chiusi: “Tutto è stato deviato a Santa Gilla, ci sentiamo abbandonati da tutti”. Ma c’è anche chi, nonostante tutto, resiste

“Sant’Avendrace? Un quartiere di serie B”. Al chiedere loro se si sentano in periferia, la risposta dei commercianti è unanime.
Uno di loro, il titolare di un negozio di abbigliamento, ammette tuttavia che “trasferirsi da un’altra parte, sebbene Sant’Avendrace non aiuti, non rappresenterebbe comunque una soluzione”.
Passeggiando per il quartiere, la difficoltà si percepisce subito: negozi semi-vuoti e tante insegne con la scritta “Affittasi” e “Vendesi”.
Il denominatore comune dei problemi, per la maggior parte dei negozi, è la mancanza di parcheggi, ma non solo: Loredana Ruani, del negozio Ortu Sport, spiega che già da diverso tempo la situazione è tragica. Nel caso della loro attività, il respiro non è arrivato nemmeno in periodo di saldi. “Ci sentiamo abbandonati al 100%, hanno deviato tutto a Santa Gilla. Anche con il Comitato ci siamo battuti: hanno fatto le rotonde che portano in tutta la città eccetto che a Sant’Avendrace e hanno convogliato tutto esclusivamente a Santa Gilla”.
Rincara la dose Giuseppina Concu del negozio Sonia Gioielli: “Non c’è lavoro, non c’è niente. Già dal periodo di Natale, confrontando con gli altri anni, abbiamo notato la differenza. Poi è andato sempre peggiorando. Il mese più nero è questo, settembre.” 
In merito alla mancanza di parcheggi, ecco il parere di Giuseppina: “Sant’Avendrace è un disastro. La mancanza di parcheggi pesa moltissimo, le clienti non riescono a parcheggiare l’auto nemmeno dopo aver fatto più volte il giro dell’isolato e si stufano, vanno via”. 
E ancora: “Ci sono momenti in cui non passa nessuno. Dalle 8.30, ora in cui comincia un pò di traffico, fino alle 10.00, si vede un pò di movimento grazie a chi va a fare la spesa, poi comincia a scemare completamente, sino a non vedere anima viva.” 
Un altro fattore che pesa sui piccoli commercianti è sicuramente la presenza incisiva dei centri commerciali, che costituiscono un richiamo troppo forte: “”La gente va lì a passeggiare, e compra, anche se nota la differenza di trattamento. Continua ad andare”.
Con la crisi che incombe, commesse e titolari di negozi quanto temono episodi di illegalità?
“La paura c’è- spiega ancora Giuseppina- ma mica possiamo tenere la porta chiusa, soprattutto d’estate o quando fa caldo. Io ho già avuto un episodio spiacevole un anno fa. Sono stata abilmente raggirata: erano in due, una mi ha sottratto la merce mentre l’altra mi distraeva.”
Per Loredana invece il pensiero va in un’altra direzione, quella del lavoro in nero: “Questa situazione sta portando a molto nero, la gente si improvvisa pur di lavorare”.
“Le istituzioni?Perché, stanno pensando a noi? Sono troppe le cose che non vanno bene”.
E poi ci sono le testimonianze meno pessimiste: un’impiegata che lavora per l’agenzia viaggi Sardivet da 4 anni, racconta che la crisi c’è, ma l’agenzia continua a lavorare, soprattutto per pellegrinaggi religiosi e viaggi di nozze. Nessun caos parcheggi per loro, l’unico neo è che ultimamente i portici pare non vengano puliti con la stessa efficienza di qualche anno fa. 
E poi ci sono Giulia e Vanessa, commesse del negozio  Studio 54, l’outlet che ha aperto i battenti a giugno.
Per arrivare al lavoro, Giulia e Vanessa si muovono agevolmente, anche con i mezzi. Arrivano puntuali e non trovano traffico. Nonostante la morìa dei negozi intorno, per il loro neonato negozio gli affari sembrano andare bene, la scelta di aprire un outlet pare sia stata vincente.