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Home area-vasta

Valentina Pitzalis contro Manuel: “Mi ha bruciata viva per gelosia”

di Jacopo Norfo
27 Giugno 2017
in area-vasta, hinterland

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È approdata ieri sera a il “Il Terzo Indizio” su Rete 4 la storia di Valentina Pitzalis, la 32enne sfigurata dall’incendio divampato nella sua casa di Bacu Abis il 17 Aprile 2011. A dare fuoco alla ragazza, cospargendola prima di benzina nell’intento di ucciderla e poi togliendosi la vita , il marito Manuel Piredda. «Adesso lo vedi cosa sto facendo». Trema, la voce di Valentina. Basta il ricordo della notte maledetta che l’ha segnata per sempre a farle chinare il capo, ma solo per un momento. « Inizio a bruciare. Per istinto apro le braccia, il fuoco corre dalla mia mano e poi esplode in viso, sul collo, sul resto del corpo. È ovunque. Non sento niente, solo un crepitio. È il rumore di me che vado a fuoco» racconta la giovane, ripercorrendo quegli istanti terribili nella casa di Manuel, il bagno di benzina con l’annaffiatoio verde, la frase terribile e quindi l’irreparabile.

«Le fiamme scendono nelle vie respiratorie e il dolore è cosí forte che spero di svenire. Sembra un film dell’orrore ma sta accadendo tutto sul serio, e ci sono io, sdraiata a terra, che spero di morire da un momento all’altro. Urlo. Lo supplico di ammazzarmi, ma lui non è più lì ». «Se dal fuoco della passione al fuoco vero il passo è stato brevissimo, allora- commenta la conduttrice Alessandra Viero, nel rievocare le circostanze del primo incontro di Valentina e Manuel-è importante imparare a riconoscere i segnali della violenza sin dal loro primissimo manifestarsi. Questa puntata è dedicata a tutte le donne che non hanno avuto il coraggio di denunciare». Manuel e Valentina si erano sposati il 4 Marzo 2006, dopo tre soli mesi di fidanzamento. «All’inizio era tutto perfetto – ha raccontato Valentina alle telecamere di Rete 4 – ma ben presto iniziò a impormi divieti. Niente minigonne, scollature e tacchi alti. Mi controllava il cellulare, seguiva ogni mio movimento, mi impediva di andare da sola praticamente ovunque. La notte, per timore che mi allontanassi dalla stanza da letto, riempiva il pavimento di buste di plastica per sentire il rumore dei miei passi e metteva una scrivania davanti alla porta. Voleva assicurarsi che non uscissi».

La situazione si aggrava con la dipendenza da psicofarmaci di Manuel. «Lo misi davanti a un bivio: o me o i farmaci. Scelse i secondi». Intanto dal sí al Municipio di Carbonia sono passati tre anni. Una notte di Marzo, Manuel passeggia per Cagliari, stordito dai medicinali. Ha appena tradito Valentina con una prostituta. Viene fermato dalla polizia per un controllo, ma aggredisce i carabinieri. «Durante l’ennesimo litigio, mi confessó il tradimento. Mi ero totalmente annullata per lui, che era andato con un’altra. Era la cosa più umiliante e pesante che potesse farmi. Stavolta era finita sul serio». Valentina si allontana da Manuel in maniera graduale ma decisa. Ricomincia ad andare a scuola, prende il suo diploma , trova un impiego come barista. Poi, un giorno, una telefonata da parte di Manuel rompe nuovamente l’equilibrio: un gruppo di balordi lo ha percosso selvaggiamente, rompendogli la mascella. Dovrà subire un delicato intervento. La moglie gli sta vicino, ma le sue richieste si fanno sempre più pressanti. Intanto Manuel è agli arresti domiciliari. Potrà scontare la sua pena solo in una casa in cui non sia il solo a vivere. Chiede a Valentina di cambiare la sua residenza sulla carta.

Ancora una volta, per il bene del marito, la giovane accetta. Siamo ad Aprile 2011 e ormai è questione di attimi. «Quando il ragazzo venne da noi per i documenti ci parve lucido e presente a se stesso- spiega l’avvocato Serra – senza dubbio non sotto l’effetto di psicofarmaci, dotato di una buona padronanza della lingua italiana». Ma il 17 Aprile, nella loro irruzione presso l’appartamento di Manuel, soccorsi e forze dell’ordine assistono a una scena agghiacciante. «Il corpo di Manuel senza vita, rannicchiato e totalmente carbonizzato, in posizione fetale, si trovava vicino alla porta. Poco più avanti Valentina bruciava ancora, pienamente cosciente, ridotta a una torcia umana. «Il peggio è quello che succede dopo. Perché non c’era solo il dolore, ma anche la paura che lui tornasse e le allucinazioni causate dai farmaci che me lo mostravano in piedi accanto al mio letto. Ma come si fa a dar fuoco a una persona? Come si fa? » singhiozza Valentina nel corso dell’intervista. « Mi ha voluto eliminare dalla faccia della terra, non ci è riuscito e ora le conseguenze di tutto continuano comunque a ricadere su di me. Il sorriso è tornato solo dopo tanto, tantissimo tempo» conclude Valentina, che da ormai qualche anno gira per le scuole di tutta Italia raccontando a ragazzi e ragazze la sua esperienza.« Sono invalida al 100%, ho perso tutta la mia autonomia, insieme a una mano e il naso. Dovrò subire ancora un numero imprecisato di interventi chirurgici. Peró sono viva. Da lassù hanno deciso che ci sono ancora delle cose che devo fare ». Francesca Virdis

Tags: manuel pireddaSardegnavalentina pitzalis
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