Tre sguardi femminili sulla Sardegna: a Villa Fanny riprende il Caffè d’Arte.
Venerdì 12 giugno 2026, ore 18:00 — ingresso libero
C’è un posto a Cagliari dove l’arte non si limita a essere esposta, ma si abita. Si chiama Villa Fanny, e ogni anno — ormai da tre — riapre le sue porte con la stessa intenzione: rallentare, guardare, sentire. Non una galleria nel senso tradizionale del termine, non uno spazio istituzionale dove l’arte viene custodita dietro una distanza di sicurezza. Il Caffè d’Arte Villa Fanny nasce invece come luogo di condivisione autentica, un salotto aperto alla città dove chiunque può prendersi una pausa dalla quotidianità per immergersi in qualcosa di diverso.
Giunta al suo terzo anno consecutivo, la rassegna curata dalla direzione artistica di Elena Fontanarosa abbraccia l’arte in tutte le sue forme — dalla musica alla letteratura, dal disegno alla filosofia — con una vocazione precisa: creare occasioni d’incontro reale tra artisti, pubblico e territorio. Non eventi da consumare passivamente, ma esperienze da attraversare insieme.
La mostra inaugurale della stagione 2026
Il 12 giugno 2026, a partire dalle ore 18:00, il Caffè d’Arte apre la nuova stagione con una mostra fotografica che intreccia arte, memoria e territorio attraverso tre sguardi femminili contemporanei. Protagoniste sono le fotografe sarde Claudia Bozzato, Martina Pilloni e Fiorella Sanna, tre artiste accomunate da una ricerca capace di muoversi con naturalezza tra dimensione personale e collettiva, tra il privato più intimo e le domande che appartengono a tutti.
Tre donne, tre progetti, tre modi radicalmente diversi di guardare la Sardegna — e attraverso di essa, il mondo.
Claudia Bozzato — Våroms
C’è una parola nel titolo del progetto di Claudia Bozzato che già dice tutto: Våroms, termine che richiama qualcosa di proprio, di familiare, di custodito gelosamente. Våroms è un archivio visivo intimo, costruito attorno a oggetti, luoghi e presenze che galleggiano sospesi tra il ricordo e l’assenza. Il progetto nasce da un lutto familiare — una perdita concreta, vissuta — ma nel tempo si è trasformato in qualcosa che va ben oltre la storia personale dell’artista: una riflessione universale sulla memoria, sull’identità, su ciò che rimane di una persona dopo che non c’è più.
Le immagini di Bozzato non cercano di spiegare il dolore né di consolarlo. Lo abitano, con delicatezza e coraggio. E facendo così, parlano a chiunque abbia mai perso qualcuno, abbia mai cercato una traccia del passato in un oggetto dimenticato su un ripiano, abbia mai sentito la presenza di qualcuno proprio nell’assenza più silenziosa.
Martina Pilloni — Tornerò
C’è un sentimento che i sardi conoscono bene, anche quando non lo sanno nominare: quel rapporto irrisolto, viscerale, spesso contraddittorio con la propria terra. L’isola come luogo amato e soffocante insieme, come radice da cui si fugge e a cui si torna, come identità che si porta addosso anche a migliaia di chilometri di distanza.
Martina Pilloni con Tornerò mette a fuoco esattamente questo. Il suo progetto dà voce a chi parte, a chi resta e a chi sceglie — dopo anni, dopo decenni — di tornare. Non c’è retorica, non c’è nostalgia facile: c’è invece un dialogo continuo tra appartenenza e distanza, reso attraverso immagini che sanno essere allo stesso tempo documentarie e profondamente poetiche.
Tornerò è un racconto corale in cui ognuno può riconoscersi, sardo o no. Perché il senso di appartenenza a un luogo, il peso e la leggerezza di quella parola — casa — è una delle esperienze più umane che esistano.
Fiorella Sanna — Folle Città
Se i primi due progetti guardano verso l’interno — verso la memoria, verso le radici — il lavoro di Fiorella Sanna porta l’obiettivo sulla città, sul quotidiano, sulla superficie apparentemente banale della vita urbana contemporanea. Ma lo fa con un occhio capace di vedere dove gli altri non guardano.
Con Folle Città, Sanna cattura i cortocircuiti visivi nascosti nella normalità: quegli istanti in cui la realtà si inceppa, si sovrappone, si contraddice. Frammenti di vita ordinaria — un riflesso, una sovrapposizione di piani, un colore fuori posto — che attraverso il suo sguardo diventano immagini dal forte impatto evocativo, quasi stranianti nella loro bellezza inaspettata.
Il risultato è una lettura della città che restituisce meraviglia al già visto, che trasforma il familiare in qualcosa di leggermente perturbante e affascinante allo stesso tempo.
Un appuntamento da non perdere
La mostra inaugura venerdì 12 giugno 2026 alle ore 18:00presso Villa Fanny, e l’ingresso è completamente gratuito e aperto a tutti. Non serve prenotare, non serve una conoscenza specialistica dell’arte fotografica. Serve solo la curiosità di chi ha voglia di fermarsi un momento e lasciarsi sorprendere.
Per chi non conosce ancora Villa Fanny, questo è il momento giusto per scoprirla. Per chi la frequenta già, è il benvenuto ritorno di uno degli spazi culturali più vivi e autentici di Cagliari.
Per informazioni: 070 8587300 — booking@hotelvillafanny.it














