rasporto pubblico, la sfida dei prossimi vent’anni: “La Sardegna non vuole conservare il sistema attuale, vuole potenziarlo”
CAGLIARI – Una riforma non più rinviabile, perché il tempo stringe e il 31 dicembre 2026 segnerà la fine degli attuali contratti di servizio del trasporto pubblico locale. È questo il messaggio emerso dall’incontro “Quale futuro per il trasporto pubblico in Sardegna nei prossimi 20 anni?”, che si è svolto ieri sera a Cagliari, riunendo istituzioni, amministratori e vertici delle principali aziende del settore.
Al tavolo del confronto il consigliere regionale e componente della Commissione Trasporti Gianluigi Piano, l’assessora regionale dei Trasporti Barbara Manca, il sindaco di Cagliari Massimo Zedda, il presidente di ARST Giovanni Mocci, il presidente di CTM Fabrizio Rodin e, nelle conclusioni, il deputato Silvio Lai.
Al centro del dibattito il nuovo Piano Regionale dei Trasporti, destinato a diventare la bussola della mobilità sarda nei prossimi decenni. Da quel documento dovrà nascere il nuovo Piano dei Servizi, chiamato a ridisegnare collegamenti, frequenze e reti di trasporto in tutta l’Isola. Un passaggio considerato decisivo da tutti i relatori. L’obiettivo condiviso è costruire un sistema più moderno, integrato e sostenibile, capace di garantire collegamenti efficienti sia nelle città sia nelle aree interne, rispondendo alle esigenze di studenti, lavoratori e pendolari.
Tra i temi più sentiti anche quello delle risorse economiche. Oggi il trasporto pubblico locale può contare su circa 170 milioni di euro, ma secondo gli intervenuti serviranno finanziamenti maggiori per accompagnare la riforma e migliorare concretamente il servizio.
“La Sardegna non vuole conservare il sistema attuale, vuole potenziarlo”, ha ribadito Gianluigi Piano, spiegando come da sindaci, amministratori, imprese e pendolari arrivi una richiesta unanime: più corse, più frequenze e una rete capace di collegare meglio tutto il territorio.
Sulla stessa linea il presidente di ARST Giovanni Mocci, che ha indicato nell’integrazione tariffaria e nella connessione tra i diversi mezzi uno degli obiettivi prioritari della riforma. Il presidente di CTM Fabrizio Rodin ha invece evidenziato come siano sempre più numerose le richieste dei cittadini per un incremento dei servizi e dei collegamenti.
Il sindaco Massimo Zedda ha posto l’attenzione sul peso della mobilità nell’area vasta di Cagliari: ogni giorno, ha ricordato, entrano in città circa 180 mila automobili, un dato che rende indispensabile rafforzare il trasporto pubblico e ampliare i parcheggi di interscambio. Zedda ha inoltre richiamato l’esperienza della circolare notturna, finanziata con circa 100 mila euro, nata non solo per chi vive la movida ma anche per garantire un servizio a chi lavora nelle ore serali e notturne. Un progetto che, ha sottolineato, è stato possibile anche grazie al sostegno della Regione.
A chiudere i lavori è stato Silvio Lai, che ha invitato la politica ad accelerare sulle decisioni strategiche. Per il parlamentare del Partito Democratico non basta continuare a finanziare l’esistente: occorre superare le logiche emergenziali e avviare una vera riforma del sistema, capace di cambiare il futuro della mobilità sarda.
Su un punto, al termine della serata, il consenso è stato pressoché unanime: il trasporto pubblico locale rappresenta una leva fondamentale per la coesione sociale, lo sviluppo economico e la riduzione delle disuguaglianze territoriali. Ora, però, dalle parole si dovrà passare ai fatti. I cittadini sardi aspettano una riforma che renda autobus, treni e collegamenti all’altezza delle sfide dei prossimi vent’anni.












