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“Sassari: tutti in fila per i tamponi sotto la pioggia, inevitabili assembramenti”

di Redazione Cagliari Online
28 Settembre 2020
in sardegna

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“Sassari: tutti in fila per i tamponi sotto la pioggia, inevitabili assembramenti”

Sassari, ore 8:50, viale San Pietro, Struttura ospedaliera denominata “Stecca Bianca”: iniziano ad arrivare le persone per effettuare l’esame del tampone naso-faringeo. L’appuntamento è, per tutti, fissato per le ore 9:00, sotto a un grande gazebo posto di fronte al tendone della Protezione Civile, sotto al quale trovano collocazione otto sedie. Chi arriva prima riesce a trovare posto, gli altri cominciano velocemente, a causa anche dell’arrivo di uno dei frequenti acquazzoni di questi giorni, ad accalcarsi tra loro.

Pazienti che devono essere sottoposti al test e loro accompagnatori. Ben presto si cerca un luogo d’attesa alternativo: in piedi sotto al proprio ombrello, a ridosso del tendone, sotto al portico dell’ingresso dell’ospedale, nel piccolo corridoio. Tenere le distanze e seguire tutte le indicazioni che costantemente ci vengono ricordate da tutti gli organi preposti è, ovviamente, impossibile. Cerco di capire come sia possibile che tutti, ma proprio tutti, abbiano appuntamento allo stesso orario. Mi avvicino al tendone poco prima dell’inizio della procedura, dove si trovano tre operatrici sanitarie. Chiedo a una di loro come verranno effettuate le chiamate e in che ordine; mi risponde che chiameranno in base alla priorità che hanno fornito loro. «Ci sono pazienti diabetici, pazienti che hanno il respiratore», mi spiega gentilmente. Do uno sguardo veloce e constato che sono (e siamo) tutti accalcati; esattamente “assembrati”, e che in tali condizioni è impossibile rispettare le distanze e il protocollo (ormai leggendario) per proteggersi dal virus.

La domanda, piuttosto scontata, che mi viene da fare, è: «Ma non sarebbe stato più logico scaglionare per orario? Così è ovvio che ci si accalca…». Lo sguardo comprensivo dell’addetta preannuncia di pochi istanti la sua risposta: «E lo dice a me?». Ovvio. Scontato come il caldo ad agosto. Ma evidentemente non per tutti.

Ora, noi possiamo anche consumarci le mani a furia di lavarle e profumare di gel idroalcolico ad ogni ora, rizzarci le orecchie a forza di ancorarle le mascherine, ma non sarebbe opportuno che qualcuno, dalla Direzione ospedaliera, cerchi di organizzare con più logica questo tipo di procedure? Tra l’altro, in questi giorni in cui le condizioni del meteo favoriscono l’insorgere di raffreddori e mali stagionali, è molto facile ammalarsi, se si sta sotto un gazebo all’aperto, ammassati in cerca di riparo, in balia della pioggia e del vento, ad aspettare di svolgere un test in un orario indefinito, in mezzo a oltre cinquanta persone. Considerando che gli esami per verificare la presenza o l’assenza del virus vengono fatti solitamente in previsione di interventi e ricoveri imminenti, e che se ci si presenta con una temperatura superiore a 37,5° non si può accedere. Viene davvero da chiedersi che fine abbia fatto la logica, questa sconosciuta.


Daniela Piras per il gruppo “Esposto” di Donne Libere in Lotta per il Diritto alla Salute- Feminas in Luta pro su Deretu a sa Salude

Tags: sassari
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