Sanluri, grande successo per gli amanti della lettura

Innanzi al castello medievale scrittori e interlocutori hanno catturato il pubblico delle grandi occasioni.


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Il festival letterario “Sanluri legge” si conferma così una delle attrattive culturali più partecipate di tutta la Sardegna. Un viaggio letterario, dall’Isola a Roma, al Quirinale, e poi ancora nella storia, nella società, nella cultura ha intrattenuto tantissimi spettatori fino a tarda sera, per conoscere da vicino autori di spessore, per riflettere insieme, perché come dice un vecchio proverbio, “non si finisce mai di imparare”. Lo scorso fine settimana, tra i protagonisti Mirabella, Catzola e Congiu, il sindaco Alberto Urpi: “Un bagno di folla per i primi appuntamenti di “Sanluri Legge”. La Cagliari del passato è stata raccontata da Daniele Congiu, che, con il suo libro, riprende le vicende di una dinastia familiare caduta in rovina, raccontate, tra continui flashback, da un bambino di dieci anni. “L’Amministrazione Bacaredda spostò il centro del potere, portando il Municipio da Castello al porto; aprì così nuovi scenari, con il forte sviluppo del commercio ma anche delle battaglie economiche tra famiglie”. Riguardo la sua dice con orgoglio di aver avuto “un rapporto molto stretto con mio padre. Andavo in giro con lui per il capoluogo e mi raccontava tutto”, partendo dal quartiere di San Michele, dove “l’unico modo per salvarsi dalla povertà, dalla violenza e dalla paura è l’ironia e l’autoironia. Ci sono tante scene che lo raccontano nel libro” e dove “il bullismo è diverso da quello borghese che si sviluppa nei licei e diverso anche dal più recente cyberbullismo”, tutte problematiche trattate all’interno del romanzo, in cui infine i contrasti della dinastia familiare retta da uomini “viene risolta dalle donne, che sanno insegnare il perdono e l’accettazione dell’altro”.

 

Sul palco poi, con la divisa della cucina della Presidenza della Repubblica, Pietro Catzola, chef per 5 Capi di Stato, compreso quello attuale, e vincitore del Premio Selezione Bancarella della Cucina 2023, ha parlato di “Il cuoco dei Presidenti. Vita e ricette di un marinario al Quirinale”. “Sin da giovane mi piaceva scrivere: per mia moglie, alla quale inviavo lettere di 20 pagine, e poi quando sbarcavo in qualche città mandavo ad amici e parenti sino a 120 cartoline” ha raccontato. “Sono entrato in Marina nel 1985, fu un’emozione in occasione del centenario della Statua della Libertà passare davanti a Manhattan insieme a tutte le altre marinerie del mondo e salutare Ronald Reagan”. Ma fu un altro Presidente, sardo come lui, a volerlo al Quirinale: “Fu ospite sull’Amerigo Vespucci e colse subito gli aromi sardi che io utilizzavo. Mi chiese di seguirlo”. A Roma trovò cucine vecchissime che vennero poi riammodernate per volere della famiglia Scalfaro: “Mi confermarono e avviarono una rivoluzione: dalla preistoria al futuro, con ricette condivise, un orto, un frutteto”. Poi arrivò la famiglia Ciampi, “con la quale ci si scambiavano anche consigli culinari. Mi chiesero anche di acquistare per loro una chitarra da cucina, che poi mi regalarono quando andarono via”. Mentre Napolitano “stravedeva per la Sardegna, in particolare per i nostri dolci. E gradiva le pietanze corpose, tanto che un brodo di carne preparato a bassa temperatura per 12 ore non fu particolarmente apprezzato”. Il suo racconto non esclude gli errori commessi, perché “Gli sbagli sono all’ordine del giorno, servono per fare sempre meglio”, ma la cosa importante resta “la passione. Ai ragazzi dico di non lasciare spazio ai rimorsi. Io potrei essere in pensione, ma mi piace troppo il lavoro. Ponetevi un obiettivo, e succederà qualcosa di bello”.


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