“Sanità allo sfascio in Sardegna”, domani sciopero di medici e infermieri

Sit in davanti al Ss. Trinità: “Nonostante il personale del comparto sanitario sia sottorganico, si continua col blocco delle assunzioni anche adesso che devono sopportare il peso della pandemia da Covid-19, a ciò si risponde allungando a dismisura le liste d’attesa per interventi di vario tipo, tanto che nelle chirurgie gli interventi sono diminuiti del 30 ed in alcuni casi del 50%”

Domani in occasione dello sciopero generale promosso da USB – ed in concomitanza con numerose altre Piazze in tutto il territorio nazionale – il personale sanitario manifesterà anche a Cagliari.

Lo sciopero è stato indetto per denunciare all’opinione pubblica le reali condizioni di lavoro dei lavoratori della sanità (infermieri, medici e Oss. in primis). “Condizioni che si riflettono negativamente sui milioni di cittadini che, non da oggi, subiscono rimandi di prestazioni sanitarie essenziali a causa della pandemia covid-19 e dell’insufficienza di personale sanitario: le inadempienze del Governo Draghi e della Giunta Solinas (e di chi ha governato la Sardegna nelle ultime legislature) hanno decretato lo smantellamento dei Presidi ospedalieri di base, falcidiando le strutture di medicina territoriale e di prevenzione primaria”, si legge nel comunicato dell’Usb Sardegna.

“Se è vero che i governi che si sono succeduti in questi ultimi 10 anni hanno effettuato continui tagli dei finanziamenti del Fondo Sanitario Nazionale – per un totale di 37 miliardi di Euro – nondimeno si sono comportate tutte le giunte regionali, sempre più attente al richiamo delle sirene delle lobbies della sanità privata anziché al grido di aiuto dei cittadini.

Nonostante il personale del comparto sanitario sia da tempo immemorabile sottorganico, si continua col blocco delle assunzioni anche adesso che devono sopportare il peso della pandemia da Covid-19, a ciò si risponde allungando a dismisura le liste d’attesa per interventi di vario tipo, tanto che nelle chirurgie gli interventi sono diminuiti del 30 ed in alcuni casi del 50%.; hanno risposto con la chiusura di facto di interi reparti dei piccoli Ospedali territoriali causando l’intasamento degli ospedali maggiori quali Il Policlinico di Monserrato, il Brotzu a Cagliari, l’AOU di Sassari, ecc.; hanno causato l’allungamento delle liste d’attesa per visite specialistiche ed esami clinici, costringendo i pazienti a rivolgersi alle strutture “private” pagando di tasca propria.

In questo contesto il rinnovo del contratto della sanità in discussione in questi giorni più che una soluzione finisce per essere un problema. Non solo non dà risposte sul piano salariale né all’aumento del costo della vita, come del resto già avvenuto per il contratto delle funzioni centrali appena rinnovato, né all’enorme sforzo compiuto dagli “eroi” in questi 2 anni di pandemia e ai quali, unicamente, si deve la tenuta del sistema sanitario pubblico, ma non contiene nemmeno una visione complessiva dell’organizzazione del lavoro di un sistema complesso come quello sanitario, limitandosi ad ammiccare a qualche richiesta corporativa di carriera dirigista, sul modello dei medici (sic!), in un’ottica di sempre maggiore liberalizzazione della professione Infermieristica.

Usb chiede interventi strutturali che la salute dei cittadini venga anteposta agli interessi economici delle imprese e delle banche e il diritto alla salute e alla sicurezza nei posti di lavoro, a scuola, negli ospedali, sui mezzi pubblici. E protesta contro il ricovero dei degenti nei corridoi, nelle medicherie e il posizionamento di un letto in più della giusta capienza nelle stanze, il sovraccarico del pronto soccorso e lo stazionamento di pazienti Covid positivi nel suo interno.

“Lottiamo per una sanità pubblica efficiente, gratuita ed universale”.


In questo articolo: