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Rifiuti a Cagliari, lavoratori e stipendi: la verità sul nuovo bando

di ale2
26 Giugno 2017
in il-diavolo-sulla-sella, rubriche

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di Giuseppe Andreozzi

Mi riferisco all’articolo di Casteddu Online “Igiene urbana a Cagliari, lavoratori sul piede di guerra contro Zedda”, per fare, se mi è consentito, alcune precisazioni in merito al contenuto delle lamentele espresse da rappresentanti dei lavoratori, correttamente riportate nell’articolo.

Innanzitutto, è bene ricordare che nel rigido sistema di separazione dei poteri fra organo politico e dirigenza, in materia di appalti pubblici spetta al primo decidere di quale tipo di servizio ha necessità e come vuole sia svolto; è poi compito esclusivo della dirigenza provvedere alla redazione del bando con le relative clausole e all’espletamento della gara; in questa fase non è consentita alcuna ingerenza da parte del sindaco.

Circa il merito delle lamentele, ovvero, da un lato il pericolo che l’impresa vincitrice non assorba per intero tutte le maestranze attualmente impiegate, da un altro lato il rischio che la gara sia vinta da un’impresa che applichi ai dipendenti un contratto collettivo diverso e meno remunerativo di quello attualmente in vigore, ritengo che le relative clausole del bando, di esclusiva competenza dei dirigenti, siano state correttamente inserite, secondo lo “stato dell’arte” in materia.

Sul primo punto (reimpiego dei dipendenti impiegati nel precedente appalto), infatti, il Consiglio di Stato, che è il massimo organo di giustizia amministrativa,  ha affermato che “la c.d. clausola sociale va interpretata nel senso che l’appaltatore subentrante deve prioritariamente assumere gli stessi addetti che operavano alle dipendenze dell’appaltatore uscente, a condizione che il loro numero e la loro qualifica siano armonizzabili con l’organizzazione d’impresa prescelta dall’imprenditore subentrante” (Cons. Stato, sez.V, sentenza n. 3900/2009; v. anche Sez. VI, n. 5890/2014 ); il dirigente del comune di Cagliari, nel redigere il bando, si è doverosamente ispirato a questo principio.

Conforme ai principi della giurisprudenza è anche la mancata previsione della obbligatorietà di un determinato bando, tenuto conto che, come si è espresso fra tanti anche il Tar Sardegna (sentenza n. 724/2009) in materia di appalti, nell’ordinamento attuale vige il principio per il quale se il datore di lavoro non aderisce all’organizzazione sindacale imprenditoriale firmataria dell’accordo collettivo della cui applicazione si tratti, non vi è un obbligo giuridico per l’imprenditore di applicare uno specifico contratto collettivo di lavoro, dimostrando come il trattamento economico previsto nel contratto collettivo proposto (in alternativa) sia conforme al precetto dell’art. 36 Costituzione sulla giusta retribuzione.

Detto questo, resta il giusto rammarico per il timore che gli attuali dipendenti in servizio per l’igiene urbana della città possano non essere interamente riassorbiti nel nuovo servizio e che, quelli riassunti, si vedano decurtare le attuali retribuzioni. Il rimedio dovrebbe spettare al legislatore nazionale, ma le prospettive non sembrano favorevoli, se si pensa che nel codice degli appalti recentemente approvato (d.legis. 18 aprile 2016 n. 50), la cosiddetta clausola sociale, ovvero  la previsione del riassorbimento del personale precedentemente impiegato nell’appalto, è rimasta una semplice facoltà dell’amministrazione appaltante (art. 50: “gli  avvisi  e  gli  inviti  possono inserire, nel rispetto dei principi dell’Unione  europea,  specifiche clausole sociali volte a promuovere la stabilita’  occupazionale  del personale   impiegato”). 

Tags: Cagliaririfiuti
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