Quartu, l’sos: “Niente pulmino per i disabili, è un’odissea accompagnarli per fare riabilitazione”

Il bus che accompagnava i pazienti dell’Aias fermo dall’inizio del lockdwon, scatta la protesta dei parenti: “Un grave disservizio che va a colpire i più fragili. Solinas, Nieddu, fate qualcosa”. Ecco l’appello 

Una lettera, inviata al presidente della Regione Christian Solinas, all’assessore regionale della Sanità Mario Nieddu, al sindaco di Quartu Graziano Milia e all’assessore comunale delle Politiche sociali Marco Camboni, firmata dal “Comitato dei familiari dei pazienti iscritti al Centro Riabilitativo Aias di Quartu Sant’Elena”, realtà capeggiata da Virgilio Floris, 38. Sua sorella è una delle pazienti della struttura: “Ogni volta per noi è un’odissea accompagnarla con l’automobile, visto che è in carrozzella”. Il motivo della lamentela? L’assenza del bus che, sino a prima dell’inizio della pandemia del Coronavirus, garantiva il trasporto e l’assistenza di chi è costretto in carrozzella o, più semplicemente, è un fragile. Il comitato chiede un cambio di rotta immediato, e lo fa con un appello spedito alle massime cariche cittadine e regionali. Ecco, di seguito, alcuni stralci della lettera, spedita anche alla redazione di Casteddu Online.
“Con la presente, il ‘Comitato dei familiari dei pazienti iscritti all’Aias di Quartu Sant’Elena’ intende segnalare una situazione di grave disagio che oramai perdura da oltre un anno. Nello specifico i nostri parenti svantaggiati si trovano impossibilitati alla frequenza delle terapie riabilitative a loro necessarie in quanto l’Aias. (percettore delle spettanze della Legge Regionale 12/85– art.92) ha sospeso il servizio di trasporto dall’abitazione degli utenti disabili al centro. La maggior parte dei pazienti non ha la possibilità di essere accompagnato dai familiari in quanto privi dei mezzi di trasporto idonei e pertanto ha totalmente interrotto le terapie con la conseguenza prevedibile di un aggravamento dei sintomi della malattia. Alcuni, più fortunati, possono frequentare solo sporadicamente, grazie al supporto dei parenti, ma questo non è sufficiente a garantire loro una continuità del percorso terapico. Il servizio di trasporto è stato interrotto dal centro Aias con il lockdown dello scorso marzo 2020 a causa della pandemia Covid-19 e mai più ripristinato”, si legge nelle lettera. “Con questo comunicato vogliamo portare alla conoscenza di tutte le figure amministrative competenti, sia regionali che comunali e di tutti gli organi di stampa, di questo grave disservizio che va a penalizzare quelle che sono le categorie più fragili della nostra società. Questi cittadini sono stati privati non solo della possibilità di effettuare le terapie riabilitative a loro necessarie per evitare una degenerazione della patologia, ma sono stati privati anche della socialità perché la frequenza in un centro riabilitativo significa anche svolgere terapie di gruppo che sono essenziali per il potenziamento di quest’area fondamentale per il benessere della persona. Nonostante le nostre ripetute richieste, segnalazioni, proteste sempre pacate e rispettose, la situazione nel centro Aias a tutt’oggi è rimasta invariata e a questo punto noi non siamo più disposti ad attendere oltre e pretendiamo risposte certe”.


In questo articolo: