“Procurar’e moderare”, il giorno di Mattarella a Cagliari. Zedda: autonomia con intelligenza

Lo Statuto sardo è ancora un testo fondamentale per la nostra Isola. Sta a noi renderlo concreto ogni giorno, esercitare i poteri dell’autonomia speciale con intelligenza e far valere le nostre specificità nei rapporti con lo Stato e con l’Europa”, ha detto Zedda

“La Sardegna con le sue isole è costituita in Regione autonoma fornita di personalità giuridica entro l’unità politica della Repubblica Italiana, una e indivisibile, sulla base dei principi della Costituzione”. A 70 anni esatti dalla sua approvazione l’aspirazione espressa nel primo dei 58 articoli dello Statuto speciale per la Sardegna, appare più lungimirante che mai.

A pochi mesi di distanza dall’ultima visita a Cagliari, a ribadirlo con la sua presenza il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che stamattina ha partecipato alla cerimonia ospitata, manco a dirlo, nella Sala del Consiglio regionale di via Roma. Al suo ingresso l’Inno d’Italia intonato dalle bambine e dai bambini dell’Istituto comprensivo “Puxeddu” di Villasor.

Folta anche la rappresentanza delle istituzioni militari e civili della Sardegna, fra cui Massimo Zedda. “Lo Statuto sardo è ancora un testo fondamentale per la nostra Isola. Sta a noi renderlo concreto ogni giorno, esercitare i poteri dell’autonomia speciale con intelligenza e far valere le nostre specificità nei rapporti con lo Stato e con l’Europa”, ha detto Zedda, a margine della cerimonia, nella doppia veste di sindaco del Capoluogo e della Città Metropolitana di Cagliari.

Approvato con la Legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, (280 voti favorevoli, 81 contrari e 2 astenuti), lo Statuto speciale riafferma infatti l’unità e l’indivisibilità dello Stato formato dopo le guerre. Ma anche, hanno ricordato anche i presidenti Ganau e Pigliaru, il diritto di esprimere le “differenze” che caratterizzano la Sardegna rispetto alle altre regioni d’Italia, secondo il principio autonomista.

“Autonomia è inoltre maggiore democrazia, perché mette a contatto più immediato e più diretto il popolo, in ogni suo nucleo, cittadino o rurale, nel controllo e nell’iniziativa, con i propri rappresentanti. È la domanda che ha subito una risposta nel luogo, entro i limiti della legge”, scandì Emilio Lussu nel discorso alla Costituente nel 1947.

Proprio a lui, scrittore, militare e politico di Armungia, a termine della seduta è stata intitolata a Villa Devoto la Sala della Giunta, a cui non è voluto mancare neanche il Capo dello Stato che prima di lasciare l’Aula di via Roma ha però voluto complimentarsi con il coro Nuoro Amada di Nuoro che ha cantato “Procurare ‘e moderare”.


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