Sconcerto e amarezza a Sestu per quanto accaduto questa mattina a Davide Dotta, proprietario di una palestra privata, costretto a chiudere poche ore dopo l’apertura. Un episodio che, secondo il titolare, mette in luce una grave incongruenza normativa e lascia spazio a forti dubbi sulla legittimità dell’ordinanza comunale.
“Non avrei mai immaginato che, dopo aver aperto regolarmente, mi avrebbero obbligato a chiudere”, racconta Dotta. La palestra era in attività quando sono intervenuti telefonicamente i vigili urbani, contattati dopo che alcuni utenti avevano segnalato sui social network che la struttura era aperta.
Il punto centrale della vicenda riguarda una presunta contraddizione tra l’ordinanza del Comune di Sestu e la disposizione che consentirebbe invece l’apertura delle palestre private. “C’è un’incongruenza evidente tra i due atti – spiega Dotta –. Nella disposizione le palestre private possono restare aperte, mentre l’ordinanza introduce un divieto che non risulta adeguatamente motivato”.
Una situazione che il titolare definisce surreale: “Sembra di essere tornati ai tempi del lockdown. Attività private, negozi e altre strutture restano aperti, mentre le palestre vengono chiuse senza una spiegazione chiara. Non parlo solo per me, ma a nome di tutte le palestre private della città”.
Secondo Dotta, l’ordinanza potrebbe contenere un semplice errore materiale: “Forse c’è stato un refuso. È quello che speriamo tutti. Ci auguriamo che il Comune se ne renda conto e riscriva l’ordinanza, chiarendo definitivamente la situazione”.
Nel frattempo, resta la preoccupazione per i danni economici e per il personale: “Chi paga i costi, gli stipendi, le spese fisse? Non si può lavorare in queste condizioni, con decisioni improvvise e contraddittorie”.
Una vicenda che solleva interrogativi più ampi sulla gestione delle restrizioni e sulla necessità di regole chiare, coerenti e uguali per tutti: “La corte del Sole, che è a 1 km da me è aperta”, nota con molta perplessità,e lì l’affluenza è sicuramente maggiore che in palestra. In attesa di chiarimenti ufficiali, la speranza degli operatori del settore è che si faccia presto luce su quella che appare, a tutti gli effetti, una norma contestata e difficilmente comprensibile.











