“Noi sardi in viaggio in Spagna, la gente scappava quando ci vedeva: tanti di noi bloccati in mezza Europa, un clima di terrore col Coronavirus”

L’agente di viaggio Franco Turco racconta il disperato viaggio di ritorno dall’Andalusia di un gruppo di cagliaritani: “Saliti noi sul treno per Cordoba tutti gli spagnoli che erano nel nostro vagone prendevano i bagagli e scappavano a gambe levate. Per tornare biglietti a prezzi folli, assistenza da incubo. Poi tanti sardi felici di tornare a casa, in un clima da si salvi chi può”

di Franco Turco, agente di viaggio

Siamo partiti una settimana fa per l’Andalusia. Era un viaggio previsto da 4 mesi. La situazione non era rosea ma solo i comuni del lodigiano e qualcuno del Veneto erano stati dichiarati zona rossa. Dei 40 prenotati solo una quindicina confermavano la volontà di partire. Per quanto non ne avessi voglia, per senso di responsabilità ed etica professionale, mio malgrado partivo lo stesso. Con noi anche alcuni amici clienti di Novara. Arrivati a Siviglia con il volo diretto ci siamo accorti di due cose. In Spagna non c’era nessuna paura del coronavirus (avevano in quel momento 15 volte in meno dei nostri contagi) i locali erano pieni. Nessuna mascherina in giro. Però c’era paura degli italiani.

Saliti sul treno per Cordoba tutti gli spagnoli che erano nel nostro vagone prendevano i bagagli e scappavano a gambe levate. Arrivati nella splendida città andalusa, tutti rimanevamo abbacinati dalla Mezquita e sorpresi dai prezzi bassi. Con una tassazione più bassa della nostra tutto é possibile. Però in Italia la situazione si stava complicando. Tutta la Lombardia diventava zona rossa. E qui nasceva un problema. Avevamo congegnato un volo di rientro via Malpensa – Cagliari ma un mese fa Air Italy ci aveva lasciato a terra ed avevamo ideato un bus navetta che ci avrebbe portato a Bergamo e da lì in aereo a Cagliari. Era un rischio troppo grosso. Potevamo anche rimanere bloccati lì. Mentre i novaresi rimanevano naturalmente sul volo per Malpensa, noi sardi dovevamo modificare i voli. L ideale sarebbe stato rientrare a Siviglia il giorno prima saltando malaga. Ma il biglietto sarebbe costato 360 euro a testa. Pura speculazione. A questo punto Ryanair ci avrebbe dovuto assistere per il cambio volo. Ne avremmo avuto diritto essendo Malpensa e Bergamo zona rossa.

Ma in due giorni e diverse ore al telefono le mie collaboratrici da Cagliari (con numeri a pagamento) non riuscivano a mettersi in contatto con nessuno. Neanche via mail. Qui emergeva in tutta la sua gravità la colpa grave ed i limiti delle compagnie lowcost (Ryanair sopratutto) nell’assistenza ai propri passeggeri. Migliaia di clienti, tantissimi sardi rimanevano in balia degli eventi. Un problema grave di cui la commissione europea si deve fare carico. Lowcost non vuol dire zero assistenza. A questo punto scatta il piano B. Proseguiamo per Malaga e assistiti splendidamente dalle ragazze in’agenzia (sempre latitante la ryanair) decidiamo di prendere il Malaga Roma e da li proseguire per Cagliari. È a malaga che arriva la notizia che tutta l’Italia diventa zona rossa. Passiamo una notte agitata. Riusciremo a partire? Arriva anche un decreto della nostra giunta regionale che volendo colpire tutti coloro che dal nord erano scappati nelle seconde case, colpiva però indiscriminatamente tutti i sardi. Sarà chiarito e rettificato.

Abbiamo il volo per Roma alle 6 del mattino. Alle 22 la Ryanair ci comunica di aver cancellati il volo per Malpensa. Abbiamo i novaresi a terra. A quell’ora le ragazze dell’agenzia si mettono all’opera e li mettono sullo stesso volo nostro per Roma (proseguiranno dopo con l’auto a noleggio sino in Piemonte) mi arrivano nel mentre telefonate di amici che si erano organizzati con il fai da te e che ora sono bloccati in mezza Europa. Sono imbarazzato ma non posso farci nulla. Devo pensare prima a salvare i miei clienti che non sono solo quelli del gruppo. Questi decreti senza preavviso hanno messo nei guai centinaia di sardi. Ci sarebbe voluta più attenzione e più pazienza. Ho clienti e amici bloccati in Moldavia, in Bulgaria, a Londra, in Polonia. Alle 4 del mattino finalmente arriviamo all’aeroporto di Malaga. Gigantesco e deserto. Ho paura che il volo sia stato annullato. No.. Parte.. Vedo cancellati gli altri per il nord Italia. Come avevo pensato e sperato a Roma si va.

Saremo gli ultimi. In aereo siamo noi 15 più un’altra decina. Tutti con le mascherine. Il clima è spettrale. Arriviamo a Fiumicino. Non c’è un cane in giro. Il volo per Cagliari ha subito un leggero ritardo ma parte. È pieno a metà di sardi felici di ritornare a casa. Sembrano gli ultimo voli in elicottero dall’ambasciata americana di Saigon trent’anni fa. È un si salvi chi può. Su Fb mi tocca rispondere a qualche amico che mi scrive che non dovevo partire. Cosa devo rispondere? Che innanzi tutto la situazione è precipitata quando eravamo lì, che in secondo luogo eravamo più sicuri lì che qua ed in terzo andavo lì per lavoro e nessuno può discutere dell’etica professionale degli altri. Sarebbe come criticare un poliziotto perché va al lavoro con il Covid in giro. Quando si hanno delle responsabilità bisogna assumersele sino in fondo. Nel mentre preghiamo dio che questo virus e tutto l’isterismo e la mancanza di solidarietà scompaia massimo in un mese. Noi del comparto turismo che siamo i più colpiti non possiamo reggere oltre. Per rimanere occupato con la mente e sperare nel futuro stiamo programmando i nuovi viaggi per l’estate. Islanda a giugno. Bulgaria a luglio, isole greche a settembre, Azzorre ad ottobre. Dobbiamo per forza avere fiducia nel futuro. Non c’è alternativa..

 


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