“No al green pass per i ristoranti a Cagliari, non siamo sceriffi e c’è poco personale per colpa del reddito di cittadinanza”

Levata di scudi di molti ristoratori per i controlli nei locali al chiuso. I rischi? Supererebbero i benefici: “Clienti non vaccinati scoraggiati, perdite del 30 per cento. Quest’estate abbiamo difficoltà a trovare personale qualificato, i giovani dei paesini preferiscono stare a casa con 800 euro del reddito di cittadinanza”. GUARDATE le VIDEO INTERVISTE

La sicurezza? Assolutamente da garantire, dopo i mesi di lockdown e di restrizioni. Ma non con il green pass. Meglio, se ne può parlare: “Ma solo se si tratterà di qualcosa di semplice”, esordisce uno dei ristoratori più famosi di Cagliari, Luigi Dedoni, titolare di ben 5 ristoranti e un albergo nel rione della Marina. L’etichetta di sceriffi, i ristoratori cagliaritani, non vogliono averla. E chiedono al Governo di trovare un’altra soluzione per poter continuare a lavorare anche al chiuso, nell’eventualità quasi certa che il green pass diventi obbligatorio per sedersi in uno dei tavoli interni: “Non sono favorevole, il green pass porta disagi e responsabilità. Abbiamo poco personal qualificato, è sicuro che perderemo una fetta dei clienti, almeno il trenta per cento”. Che fare? “È molto difficile, tocca andare avanti e fare sacrifici. Il Governo ha paura di un aumento dei contagi, per la Sardegna possono bastare i controlli generali agli arrivi e non nei ristoranti”. Come mai c’è carenza di personale? “Molti sono dovuti restare fermi un anno e hanno cercato un altro lavoro, non abbiamo investito su nuovo personale negli ultimi ven’anni e c’è anche il problema del reddito di cittadinanza, molti giovani dei paesini preferiscono, anzichè farsi la stagione, avere 800 euro al mese e stare a casa senza fare niente. E sul green pass”, rimarca Dedoni, “non ci possiamo organizzare in pochi giorni, soprattutto in questo periodo dove difficile rischiamo di perdere parte dei guadagni”:
Contrario anche Antonello Ghiani, titolare di un ristorante nel Corso Vittorio e presidente dell’associazione dei commercianti della strada: “È l’ennesima presa in giro, tirano fuori il green pass quando non ci sono controlli. Noi non siamo vigili, non possiamo controllare se i clienti hanno fatto il vaccino, così li scoraggiamo a venire a mangiare fuori. Chiediamo un’altra soluzione, i contagi stanno aumentando però il green pass non è la strada giusta, vorrebbe dire tenere un dipendente impegnato a chiedere le certificazioni a ogni cliente, perdendo tempo prezioso che potremmo dedicare al ciente stesso. E non riusciamo a trovare personale perchè le multinazionali hanno fatto man bassa di lavoratori qualificati. Se sta influendo anche il reddito di cittadinanza? Penso di sì, e non poco. Chi viene a proporsi molto spesso non vuole essere assicurato, ovviamente dico di no perchè se fanno controlli mi chiudono il locale”, dice Ghiani. “Il problema del Covid che si diffonde in un locale, e quel locale non viene chiuso, non è affar mio ma devono esserci i controlli di Governo e Forze dell’ordine”.


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