Cagliari, morta a 10 anni per leucemia, la mamma: “Cosa è successo davvero il 15 settembre?”.
Il giorno in cui la piccola si trovava in fin di vita “la dottoressa di turno ha chiamato il rianimatore reperibile al Brotzu.
Ma non è venuto nessuno.
Nessuno era pronto.
Non c’era una stanza.
Non c’era uno spazio adeguato.
Non c’era la figura professionale necessaria per intervenire tempestivamente”.
Dopo anni di proteste e di lotte, “la Sardegna ha finalmente deciso di dare spazio alla rianimazione pediatrica a Cagliari”: un traguardo raggiunto che lascia però l’amaro in bocca a una giovane mamma che ha perso la sua piccola. “Un passo avanti importante, giusto, necessario. Finalmente l’Ospedale Pediatrico Microcitemico può offrire ai bambini che lottano ogni giorno contro malattie terribili una possibilità in più, uno spiraglio di speranza nei momenti più critici della loro vita” scrive la donna sui social.
“Peccato che questa possibilità non sia esistita quando ne aveva disperatamente bisogno mia figlia.
Mia figlia si chiamava Luna Sanna, aveva dieci anni e mezzo e combatteva contro una leucemia linfoblastica acuta.
Il 15 settembre 2024, Luna era in fin di vita”.
La donna racconta che “la dottoressa di turno ha chiamato il rianimatore reperibile al Brotzu” ma nessuno è arrivato.
“E allora mi chiedo, e vi chiedo:
Perché chi era di turno al Brotzu non è intervenuto?
Perché nessuno è arrivato?
Perché, proprio quel giorno, la figura che avrebbe potuto tentare di salvarla è diventata invisibile, assente, irraggiungibile?”
Un dramma nel dramma, “una bambina di dieci anni e mezzo, in fin di vita, non meritava ogni tentativo possibile?
Quel giorno nessuno ha mosso un dito.
Cosa è successo alla mia bambina?
Cosa è successo quella domenica?
A questa domanda dovrete rispondere.
Un giorno. Fosse anche l’ultima cosa che farò in questa vita”.
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