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Mont’e Prama, 1974-2014: la seconda vita dei giganti del Sinis

di Jacopo Norfo
20 Giugno 2017
in oristano, sardegna

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Cabras, 22 marzo 2014 – La seconda vita dei giganti di Mont’e Prama è iniziata. Dopo quarant’anni di attesa le statue sono tornate a Cabras e dalle sale del museo “Giovanni Marongiu” raccontano ai visitatori l’affascinante storia del Sinis e della Sardegna nuragica. Del percorso espositivo, inaugurato questo pomeriggio, fanno parte sei delle statue ritrovate nel 1974 nel sito di Mont’e Prama e quattro modelli di nuraghe rinvenuti dagli archeologi nella stessa zona. All’interno del museo di Cabras, che per l’occasione si presenta con una nuova veste, è possibile ripercorrere tutte le fasi che hanno preceduto l’esposizione: la scoperta dei giganti in campagna, gli scavi, il recupero, le fasi di studio, il restauro e l’allestimento della mostra. Grazie alle più moderne tecnologie i visitatori potranno seguire un viaggio virtuale che consentirà di scoprire anche le statue e i modelli di nuraghe che saranno esposti al museo archeologico di Cagliari. Grazie a un totem touch-screen realizzato dall’equipe del CRS4 di Pula si potrà vedere nei minimi dettagli ciascuna delle sculture che hanno consentito agli studiosi di riscrivere pagine importanti della storia della Sardegna.

Quella inaugurata oggi è una mostra introduttiva, un primo traguardo che consentirà di ampliare e di impreziosire l’offerta culturale del territorio. Nel frattempo, infatti, è in progettazione definitiva la nuova ala del museo civico cabrarese che ospiterà il resto delle opere. «Questo per noi è un momento di grande orgoglio: oggi la gente di Cabras si riappropria di una parte importante della sua storia – ha commentato il sindaco Cristiano Carrus – Le statue rappresentano per la nostra cittadina un’opportunità da non perdere, sia dal punto di vista cultura ma anche da quello turistico e quindi economico». «I giganti di Mont’e Prama – ha aggiunto l’assessore regionale alla Cultura, Claudia Firino – saranno il simbolo della Sardegna in Italia e nel mondo: la nostra immagine migliore. Questo è il primo passo per la messa in rete delle risorse culturali». Di occasione turistica ed economica ha parlato a Cabras anche il sottosegretario ai Beni culturali, Francesca Barracciu: «Non è un caso che le competenze del Ministero dei Beni culturali e di quello del Turismo siano state unite. Il nostro piano è quello di far fruttare il patrimonio storico e artistico dell’Italia e fare in modo che diventi davvero un vantaggio competitivo rispetto alle altre nazioni. Il circuito museale inaugurato oggi va proprio in questa direzione: i 40 anni di attesa per rivedere questi giganti sono stati abbondantemente ripagati».

I GIGANTI: GUERRIERI, ARCIERI E PUGILATORI

Le venticinque statue antropomorfe, alcune alte più due metri, sono tutte maschili e raffigurano per la maggior parte i cosiddetti “pugilatori”, riconoscibili da un guanto armato e scudo protettivo tenuto sopra la testa. Poi ci sono gli “arcieri” con arco sulla spalla e i “guerrieri” armati con uno scudo rotondo. Le altre tredici sculture rappresentano grandi modelli di nuraghe. Quello recuperato Mont’e Prama è un insieme straordinario di frammenti statuari in arenaria di epoca nuragica collocati in prima ipotesi intorno VII a.C. e in seconda addirittura nel 1000 avanti Cristo. La tipologia e il numero dei frammenti, così come il loro stato di conservazione, fanno di questo ritrovamento uno degli eventi culturali più importanti dell’ultimo secolo. «Le statue sono un concentrato di significati, rafforzano il legame con la civiltà nuragica – ha commentato il sovrintendente archeologico di Cagliari e Oristano, Marco Minoja – I giganti rappresentano l’apice della civiltà nuragica, anche perché realizzati nel momento di massimo splendore per il popolo dei nuraghi».

DALLA SCOPERTA AL LUNGO RESTAURO

Il ritrovamento delle sculture avvenne casualmente nel marzo del 1974, nelle campagne di Cabras, tra gli stagni famosi per la bottarga e le spiagge al quarzo di Is Arutas, non lontano dai resti dell’antica città di Tharros. L’aratro di un contadino riportò in superficie la testa di una statua e da quel momento vennero fuori tutti gli elementi in pietra. I successivi interventi di scavo e di recupero, tra il 1975 e il 1979, curati dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano e dall’Università degli Studi di Cagliari, portarono alla luce una necropoli e numerosi frammenti scolpiti in arenaria gessosa ritrovati accanto e sopra le sepolture. Nel 2007, dopo un lungo periodo passato nei magazzini del Museo nazionale di Cagliari e grazie allo stanziamento dei fondi del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e della Regione Sardegna, la ricostruzione dei 5178 frammenti è stata affidata al Centro di Restauro e Conservazione di Li Punti a Sassari, sotto il coordinamento della Soprintendenza per i Beni Archeologici. Fino al 2011 le statue hanno subito un meticoloso restauro e ora, a quarant’anni dal ritrovamento, sono esposte al pubblico. 

LA MOSTRA DEFINITIVA E UN MUSEO Più AMPIO

La prima fase del progetto prevede l’esposizione di un cospicuo numero di statue presso il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari e una parte presso il Museo Civico “G. Marongiu” di Cabras, territorio del ritrovamento. La seconda fase, invece, prevede il trasferimento delle statue attualmente in mostra a Cagliari nella nuova ala del museo civico di Cabras (già in progettazione definitiva) lasciando al Museo nazionale un modello di statua per ciascuna tipologia. Tra le più coinvolgenti novità dell’esposizione c’è un sistema multimediale innovativo creato dal gruppo di Visual Computing del CRS4 che si dedica allo sviluppo di strumenti interattivi 3D per la visualizzazione scientifica. Tale sistema consentirà al pubblico la visualizzazione completa e particolareggiata a grandezza naturale di tutte le statue e dei modelli di nuraghe. «La mostra delle statue di Mont’e Prama è un momento di arricchimento prima di tutto culturale e poi anche turistico per il nostro territorio – ha aggiunto l’assessore comunale alla Cultura, Fenisia Erdas – Per questo dobbiamo ringraziare chi ha trovato questi reperti, chi ha lavorato per scavare il sito, chi ha curato il restauro e chi ha allestito questo splendido percorso espositivo. Il prossimo obiettivo è l’apertura della nuova ala del museo, che è già stata finanziata e progettata, dove saranno esposto tutti i nostri giganti».

Tags: cabrasgiganti mont'e pramamostra
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