Il carrello della spesa continua a correre e per le famiglie sarde il conto rischia di essere ancora più salato. In cinque anni il costo di un paniere di 31 prodotti di uso quotidiano è aumentato del 29,5%, mentre l’inflazione generale si è fermata al 21%. Significa che per comprare oggi ciò che nel 2021 costava 100 euro ne servono quasi 130. Un aumento che pesa sui bilanci familiari e che in Sardegna assume un significato ancora più forte per effetto dei costi legati all’insularità.
A guidare la corsa sono soprattutto alcuni dei prodotti più presenti nella spesa quotidiana. Il caffè è aumentato del 51%, l’olio extravergine d’oliva del 47%, il riso del 44% e le uova del 43%. Nel reparto ortofrutta gli aumenti sono altrettanto pesanti: gli ortaggi registrano mediamente un +39%, con pomodori a +45%, patate a +44% e melanzane a +41%. Crescono anche carne bovina (+31%), pollo (+33,7%), pane (+28%), pasta (+24%) e latte (+21%).
Numeri che fotografano una pressione ormai estesa a gran parte della spesa alimentare. E nell’Isola il problema non si esaurisce nell’aumento dei prezzi all’origine. La Sardegna deve fare i conti con una condizione strutturale che rende più costoso l’approvvigionamento delle merci: distanza dai principali centri produttivi, trasporto via mare, logistica e distribuzione incidono sulla filiera e possono trasferire ulteriori costi sul prezzo finale pagato dal consumatore.
È il peso dell’insularità, una variabile che rischia di rendere ancora più difficile assorbire una fase già segnata dal caro vita. Per le famiglie sarde, infatti, gli aumenti della spesa alimentare si sommano a quelli di energia, carburanti, casa, mobilità e servizi, comprimendo progressivamente il potere d’acquisto.
Il caro vita, inoltre, non riguarda più soltanto il supermercato. Il prezzo medio di un caffè al bar è passato da 1,07 a 1,30 euro, mentre il panino è aumentato del 21%. Anche i servizi alla persona hanno registrato rincari: +14% per il taglio da donna e +11% per quello da uomo.
Il rischio è che a pagare il conto più alto siano proprio i consumatori, costretti a ridurre gli acquisti, cercare continuamente le offerte o rinunciare a prodotti e servizi non considerati indispensabili. Una dinamica che può diventare ancora più evidente con l’arrivo dell’autunno, quando ripartono scuola, lavoro e tutte quelle spese che durante i mesi estivi possono essere rinviate.
Per la Sardegna si apre dunque una stagione delicata. Il problema non è soltanto l’inflazione, ma la somma di inflazione e svantaggio insulare. Quando aumentano i costi lungo la filiera, l’effetto arriva fino al consumatore. E quando il reddito non cresce allo stesso ritmo, ogni rincaro pesa il doppio.
La fotografia dei prezzi racconta così una realtà sempre più difficile: il carrello costa di più, il potere d’acquisto si riduce e l’insularità rischia di amplificare una situazione già critica. Per le famiglie sarde l’autunno si annuncia quindi tutt’altro che leggero, con il costo della vita che continua a mettere sotto pressione i bilanci e a rendere sempre più proibitiva anche la spesa di tutti i giorni.










