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Monserrato, la denuncia: “Mio fratello morto in ospedale coperto di sangue e tra le formiche”

di Paolo Rapeanu
19 Ottobre 2021
in hinterland, zapertura

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Monserrato, la denuncia: “Mio fratello morto in ospedale coperto di sangue e tra le formiche”

È entrato al Policlinico di Monserrato il 5 settembre ed è morto nove giorni dopo. Giuseppe Corda, imbianchino 60enne cagliaritano, se n’è andato poco più di un mese fa. In una condizione che la sorella Sabrina giudica “terribile”: la donna ha scritto al Tribunale del malato di Cagliari, raccontando per filo e per segno l’odissea vissuta dal fratello. “Appena avrò le cartelle cliniche le consegnerò ad un avvocato”, promette. Giuseppe Corda, in lotta contro un tumore, è stato ricoverato “perchè stava perdendo sangue dall’esofago. Aveva subìto una laringectomia, abbiamo pensato che la soluzione migliore fosse proprio il ricovero dove è stato operato”. L’odissea inizia quasi subito: “Una volta al pronto soccorso ho perso i contatti con mio fratello, non mi hanno fatto andare con lui e mi hanno detto che mi avrebbero avvisato in caso di ricovero. Dopo ore di telefonate al pronto soccorso ho scoperto che era stato ricoverato in medicina d’urgenza”, scrive Sabrina. “Tutta la famiglia ha cercato di contattare il reparto senza avere risposte. Fortunatamente mio fratello stava bene e siamo riusciti a comunicare con lui tramite messaggi, perché non avendo voce non ci potevamo sentire”. Giuseppe sembra sereno, “ha chiesto la roba per cambiarsi e soprattutto le sue medicine: seguiva una chemioterapia per il fegato e, se non le prendeva per solo un giorno, entrava in encefalopatia”, col rischio di “coma e morte”. La sorella lascia i medicinali “all’ingresso dell’ospedale” e chi di dovere li consegna al fratello.

“Giuseppe è stato  ricoverato in una stanza deposito dove non c’era neanche il campanello d’allarme, è caduto per andare in bagno e si è fratturato il setto nasale .Non riusciva più a camminare, nessuno gli ha dato la sua terapia vitale, nessuno l’ha pulito e cambiato, nessuno l’ha aiutato a caricare il cellulare”, tanto che “per giorni non ha risposto ai messaggi, e i medici non hanno risposto alle telefonate”. Sabrina Corda decide di tornare al Policlinico di Monserrato, “più volte, per spiegare la situazione ed avere notizie, ma mi hanno detto che potevo averle solo per telefono dalle 13 alle 14. Una volta un dottore ha detto che stava bene e rispondeva bene alla terapia antibiotica. Era strano, però, il silenzio di mio fratello. Solo il 13 settembre, dopo 8 giorni di ricovero, ci hanno chiamato dall’ospedale per dirci che potevamo passare a vederlo perché non stava molto bene. Mi son precipitata e son riuscita a vederlo. Il blocco M deserto, non c’era un medico o un infermiere. Bussando di porta in porta son riuscita a raggiungerlo e ho visto una scena terrificante: mio fratello sdraiato nel suo letto in una camera-deposito dove c’erano dei computer buttati in un angolo. Lui completamente sporco con il sangue raffermo nell’esofago, la sua roba sporca ancora addosso e la roba pulita che gli avevo portato buttata a terra in una busta di spesa e circondata da formiche che sono arrivate anche sul suo letto. Le sue medicine vitali mai toccate, erano ancora nella borsa”. E, ancora, “il cellulare spento e il pc lontano dalla sua portata. Il suo viso era un disastro con le ferite della caduta. Ho cercato subito un medico ma non c’era nessuno.Quando mio fratello mi ha visto in un primo momento non mi ha riconosciuto perché ho dovuto indossare copricapo, copri scarpe e vestaglia. Poi mi guardato bene negli occhi,ha sentito la mia voce e mi ha detto con le lacrime agli occhi ‘sei mia sorella?’. Mi ha detto subito che voleva andare in bagno e aveva tanta sete, gli ho dato dell’acqua con la cannuccia nella bottigliette che lui non riusciva a raggiungere.Ha bevuto come se fosse stato in un deserto. Con tutte le mie forze sono riuscita a metterlo in piedi perché non riusciva ad andare di corpo, sdraiato con il panno. Era cosciente e consapevole che se non andava di corpo almeno una volta al giorno sarebbe entrato in encefalopatia. E lui era già 6 giorni che non andava proprio perché non gli hanno dato le sue medicine”. Sono ore difficili, le ultime di Giuseppe Corda: “Non sono riuscita a portarlo in bagno, ho urlato in tutto il reparto chiedendo aiuto, non ha risposto nessuno. Sembrava un incubo. Ho lasciato mio fratello alle 23:30, la mattina alle 7:30 ci hanno annunciato, con una telefonata, il suo decesso. Come è possibile lasciar morire un essere umano da solo in un ospedale dove non c’e personale, dove non viene seguito, dove ci impediscono di entrare e magari fare in modo di aiutare lo stesso personale. Lasciato, abbandonato in un deposito privo di campanello: lui, che non aveva neanche voce per urlare e chiedere aiuto. Dov’è finita la sanità? Dove e come stiamo vivendo? La rabbia è troppo grande e voglio far sapere a tutti come è morto mio fratello. Lui, che ha vinto tante guerre e assieme le abbiamo superate. Lui che aveva tanta voglia di vivere”. Una email con un racconto choccante, quella scritta e spedita alla nostra redazione e al Tribunale del malato da Sabrina Corda. E dall’ospedale fanno sapere che “verificheremo i fatti descritti, accertando cosa è realmente accaduto e le eventuali responsabilità”.

Tags: monserrato
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