Monastir, il centro d’accoglienza scoppia: “Duecento migranti stipati e altri 50 trasferiti in hotel, poliziotti stremati”

Boom di sbarchi negli ultimi giorni, la struttura che ospita gli stranieri è praticamente al collasso. Luca Agati (Sap): “Abbiamo capito che non gliene frega niente a nessuno, dobbiamo incrociare le dita e sperare che il mare non sia calmo”. Maruo Aresu (Siap): “C’è anche un positivo al Covid, più il centro è affollato e più c’è il rischio di tensioni: in caso di rivolta non bastano 15 agenti”

Il centro d’accoglienza di Monastir sta nuovamente scoppiando. Troppi gli arrivi dei migranti, via mare, negli ultimi giorni. Più di duecento, e la prassi non cambia: dopo l’identificazione delle Forze dell’ordine, la loro “casa” diventa l’ex struttura penitenziaria. Che è praticamente al collasso: “Sono 200 i migranti, altri 46 sono stati trasferiti all’hotel Burranca, a Sinnai”, spiega Mauro Aresu, segretario provinciale del Siap: “La situazione sta esplodendo, nella struttura potrebbero stare al massimo cento ospiti, quindi bisogna rimodulare gli spazi. La soluzione dell’albergo è inadeguata, tra i migranti abbiamo anche scoperto un positivo al Covid. Diventa difficile tenerli separati o in quarantena, e più c’è affollamento più la tensione sale”, afferma Aresu. “Basta, bisogna o trovare un’altra struttura o aumentare la capienza del centro. Ma serve soprattutto un intervento a livello nazionale, deve intervenire il prefetto per trovare una soluzione adeguata. Gli agenti, per turno, sono una quindicina, in caso di rivolta non bastano di sicuro”. Insomma, tensione e paura che si tagliano a fette.
Molto preoccupato anche Luca Agati del Sap: “Il problema pare irrisolvibile, ogni volta ci troviamo nella stessa situazione nonostante gli appelli che facciamo da anni. Non si stanno nemmeno cercando altre strutture, tanto il centro viene riempito per una decina di giorni e poi i migranti vengono imbarcati e mandati via. Insomma”, analizza Agati, “sono trattenuti solo per farli smaltire eventuali quarantene e l’unica nostra speranza è che il mare non sia calmo, perchè quando è a favore gli sbarchi riprendono. Ma non si può lavorare incrociando le dita ogni giorno, ricordo anche che la questione del green pass obbligatorio ha limitato la presenza dei nostri poliziotti al lavoro, sono stremati e l’abbandono da parte delle istituzioni è lampante. Si è capito che non gliene frega niente a nessuno della questione algerina”.