La storia di Manuela Murgia, morta a soli 16 anni nel febbraio del 1995, non appartiene solo alla memoria di Cagliari e della Sardegna ma di tutta Italia. La famiglia lotta da anni con dignità e forza per arrivare alla verità e ora una delle sorelle di Manuela parla di qualcosa che potrebbe essere fondamentale per le indagini. Un documento Telecom, in particolare, in cui emergono telefono insistenti e inquietante.
“Oggi voglio condividere con voi un documento che ho ritrovato tra le carte di mio padre”, si legge nel post.
“A prima vista potrebbe sembrare soltanto una vecchia richiesta a Telecom. Ma, riletto oggi e collocato nel tempo, alla luce di ciò che accadde dopo la scomparsa di Manuela, assume un significato completamente diverso.
Mio padre, esasperato da una situazione che stava diventando insostenibile per tutta la nostra famiglia, chiese di poter ottenere il dettaglio del traffico telefonico della nostra linea.
Voleva capire. Voleva ricostruire.
Non soltanto le telefonate dei giorni della scomparsa, ma anche ciò che stava accadendo dopo.
Perché a casa nostra arrivavano telefonate sempre più frequenti e inquietanti.
Gli fu spiegato che, per acquisire il traffico telefonico relativo al periodo precedente alla morte di Manuela, la richiesta doveva necessariamente provenire dall’Autorità giudiziaria.
Mio padre, a quel punto, si presentò personalmente.
E si arrivò persino a una soluzione che, per l’epoca, era tutt’altro che ordinaria: alla nostra famiglia venne assegnato un numero telefonico riservato, con la raccomandazione di non comunicarlo neppure ad amici, conoscenti o persone vicine, proprio per evitare che potesse nuovamente circolare.
Provate a immaginare cosa significasse per una famiglia.
Una figlia è morta.
Una famiglia è distrutta.
E poi arrivano telefonate.
Alcune apparentemente futili. Altre con nomi e riferimenti che, nel contesto della scomparsa di Manuela, assumevano tutt’altro peso.
Rileggendo alcuni vecchi articoli de L’Unione Sarda, tra cui uno firmato dal giornalista Chessa, abbiamo ritrovato anche il riferimento a quelle telefonate.
Si raccontava che la nostra famiglia fosse ormai straziata anche da quelle chiamate.
E tra i riferimenti che tornavano c’erano anche quelli alle automobili: una Uno grigia, una Uno bianca e una macchina blu.
Di questo parleremo più avanti, mostrando e contestualizzando l’articolo che ne fa riferimento.
Oggi, però, vogliamo dirvi anche un’altra cosa.
Dopo quasi due anni dalla riapertura del caso, e dopo un anno e mezzo vissuto intensamente, abbiamo deciso di spingerci un po’ oltre.
“Per molto tempo abbiamo scelto deliberatamente di non divulgare troppi dettagli, per rispetto delle indagini, del lavoro degli inquirenti e di tutte le persone coinvolte”, precisa nel post.
“Ma abbiamo compreso che la verità non si cerca soltanto nelle carte.
A volte si trova nella memoria delle persone.
Attraverso questa pagina e attraverso voi siamo riusciti a ricostruire luoghi, circostanze, particolari e persino alcuni momenti degli ultimi attimi di vita di Manuela.
Per questo oggi abbiamo deciso di allargare un po’ le maglie.
Non per sostituirci a chi indaga.
Non per formulare accuse.
Non per interferire con le attività investigative.
Ma perché vogliamo dirlo ancora una volta:
noi non ci arrenderemo.
Se una porta non si aprirà, continueremo a cercare un’altra strada.
Perché dietro quella porta c’è una ragazza di sedici anni che aspetta ancora giustizia.
E oggi vogliamo chiedere a chi ci segue, soprattutto a chi viveva a Cagliari negli anni Novanta, di aiutarci con due ricordi molto precisi.
- Le scuole serali degli anni Novanta erano aperte anche il sabato mattina?
Chi le frequentava o vi lavorava potrebbe ricordarlo?
- Chi ricorda la Clinica Lai di Cagliari?
Qualcuno ricorda quali fossero, negli anni Novanta, gli orari di visita ai degenti?
Potrebbero sembrare domande semplici, ma per noi potrebbero essere importanti.
Se avete ricordi certi, documenti, fotografie o testimonianze, scriveteci nei commenti oppure contattateci privatamente.
A volte un ricordo rimasto fermo per trent’anni può diventare un tassello fondamentale.
Grazie a tutti voi.
Grazie per esserci.”











