Manifestazione non autorizzata contro le “Sentinelle in piedi”, condannata Camilla Soru

Aveva organizzato una manifestazione al Bastione di Saint Remy pro ddl Zan, ma non era autorizzata. “Per una legge anacronistica degli anni ‘30 si è deciso che la mia forma di libera contestazione fosse un reato”, commenta la consigliera Pd, “vi dico viva la giustizia, viva l’amore, viva la dignità. Nulla riuscirà a farmi desistere davanti ad una giusta causa”.

Aveva organizzato una manifestazione al Bastione di Saint Remy contro quella delle “Sentinelli in piedi” che protestavano contro il ddl Zan. Ma mentre la protesta di questi ultimi era autorizzata, quella della Soru no. E così “la scorsa settimana mi è stato notificato a casa un atto della Procura da un agente della Polizia Municipale. Ho scoperto così di essere stata condannata per il reato descritto all’articolo 18 del Regio Decreto del 1931, ovvero per aver promosso una riunione non autorizzata in luogo pubblico”, racconta la stessa consigliera comunale del Pd in un post su Facebook, “non vi so dire il senso di disagio che ho provato nel leggere quella notifica. Imputata. Condannata. Sono parole pesanti.
Per chiarezza nei confronti di tutti quelli che mi seguono e mi hanno sostenuta voglio raccontare cos’è successo.
 A luglio dello scorso anno le sentinelle in piedi si sono riunite al bastione di Saint Remy  per protestare contro il ddl Zan al grido di “in piedi contro la legge liberticida sull’omotransfobia”. Con una comunicazione falsa e pretestuosa gli organizzatori sostenevano la loro volontà a “dire no all’istituzione di un nuovo reato, quello di omotransfobia” peccato che il Parlamento non stesse istituendo alcun nuovo reato ma semplicemente includendo “genere, orientamento sessuale e identità di genere” nella struttura dei reati fondati su motivi razziali e religiosi, intervenendo a tutela delle persone LGBT+
Sono venuta a sapere di questa manifestazione solo la sera prima e ho deciso di presentarmi per esprimere pacificamente il mio pensiero e il mio dissenso. L’ho fatto sedendomi davanti a loro con mia figlia di tre anni e portando con me delle bandiere arcobaleno. A me si sono unite spontaneamente altre persone. Abbiamo parlato, letto testi e poesie. Tutto si è concluso pacificamente senza alcun problema di ordine pubblico.
Per questo motivo sono stata condannata. Per una legge anacronistica degli anni 30 si è deciso che la mia forma di libera contestazione fosse un reato.
Oggi il mio legale ha depositato l’opposizione al decreto di condanna. Mi fido della giustizia e sono certa che la mia fedina penale rimarrà pulita.
Avrei tante considerazioni da fare su come questa cosa sia stata possibile, me le riservo per dopo il processo. Intanto con il mio megafono vi dico viva la giustizia, viva l’amore, viva la dignità. Nulla riuscirà a farmi desistere davanti ad una giusta causa”.


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