Vive per e con la passione delle api, una tradizione trasmessa dalla sua famiglia che gli ha insegnato il magico mondo degli insetti preziosi per l’intero ecosistema. Da qualche anno la vita degli impollinatori è sempre più a rischio: troppo caldo e nei mesi estivi la scarsità di cibo impedisce di alimentarsi adeguatamente. Meloni spiega bene la situazione e propone delle soluzioni in accordo con altri apicoltori.
“È da un po’ che non parlo sulla situazione energetica e ambientale della Sardegna ed esiste una possibilità che, secondo me, meriterebbe molta più attenzione:
Perché non collegare riforestazione, apicoltura, biodiversità e transizione energetica?
Il cambiamento climatico è una delle grandi sfide del nostro tempo.
E proprio per questo l’Unione Europea ha messo in campo norme e strumenti importanti per il ripristino della natura.
Il Regolamento UE 2024/1991 sul ripristino della natura, entrato in vigore nell’agosto 2024, stabilisce obiettivi vincolanti per il ripristino degli ecosistemi.
L’articolo 10 prevede che gli Stati membri adottino misure per invertire il declino delle popolazioni di impollinatori entro il 2030 e successivamente raggiungere una tendenza crescente.
L’articolo 11 riguarda invece il ripristino degli ecosistemi agricoli e prevede misure per rafforzarne la biodiversità.
E poi c’è l’articolo 13, che stabilisce che gli Stati membri devono contribuire all’obiettivo europeo di mettere a dimora almeno 3 miliardi di nuovi alberi entro il 2030, nel rispetto dei principi ecologici”. Non solo: “Ma c’è un altro aspetto che trovo particolarmente interessante.
L’Unione Europea parla espressamente della necessità di creare una rete di corridoi ecologici per gli impollinatori, le cosiddette “Buzz Lines”.
L’obiettivo è collegare tra loro gli habitat, permettendo agli impollinatori di spostarsi alla ricerca di cibo, rifugio e luoghi per la riproduzione.
Stessa Commissione indica anche la necessità di integrare la conservazione degli impollinatori nella pianificazione territoriale nazionale, regionale e locale.
Non stiamo quindi parlando semplicemente di piantare alberi qua e là.
Stiamo parlando di creare territori connessi, dove alberi, siepi, fasce fiorite, prati, boschetti e altre aree naturali possano diventare veri e propri corridoi per la biodiversità.
Anche la PAC 2023-2027 prevede strumenti per mantenere o creare elementi del paesaggio favorevoli alla biodiversità, come siepi, filari di alberi, margini dei campi, fasce tampone, terreni a riposo e fasce fiorite.
E allora guardiamo alla Sardegna.
Gli apicoltori sardi stanno affrontando un problema sempre più evidente:
la diminuzione delle fonti nettarifere e la presenza di lunghi periodi dell’anno nei quali le api hanno sempre più difficoltà a trovare fioriture.
Chi vive di apicoltura questo problema lo vede direttamente.
E allora perché non trasformare una difficoltà in un’opportunità?
Perché non progettare interventi di riforestazione e recupero dei terreni che siano contemporaneamente utili al ripristino del territorio, utili alle api e agli altri impollinatori
utili alla biodiversità, utili alla mitigazione e all’adattamento ai cambiamenti climatici utili all’agricoltura e, dove compatibile e sostenibile, collegati anche alla produzione di energia da biomassa?”
Una strategia, insomma, per salvare il prezioso mondo delle api e non solo.
“L’Europa stessa sottolinea che gli elementi del paesaggio agricolo, come siepi, alberi, filari, margini dei campi, fasce tampone e zone umide, possono offrire spazio a piante e animali selvatici, compresi gli impollinatori, contribuendo contemporaneamente alla protezione del suolo e all’adattamento e alla mitigazione dei cambiamenti climatici.










