Intervento al seno non riuscito, scatta il maxi risarcimento per una giovane donna cagliaritana: 30 mila euro la somma dovuta dalla clinica, “il danno biologico permanente è del 15%”.
Dopo tre gravidanze, a 30 anni, aveva deciso di rivolgersi a un chirurgo estetico per riadattare il seno alla sua fisicità: è così che nel 2023 la donna si è affidata alle mani del personale di una clinica che opera in più città della Sardegna. Ma, sin da subito, qualcosa è andato storto: dolori forti, fuoriuscita di sangue e un’assimetria troppo visibile tanto da richiedere l’intervento di uno psichiatra per lenire la grave depressione sopraggiunta dopo la mastoplastica addittiva.
A marzo 2023 l’intervento, “si contesta che fin da subito le mammelle apparivano asimmetriche per volume e posizione, con diagnosi di ematoma a sinistra posta dallo stesso chirurgo. Seguivano mesi di manovre, anche invasive, e terapie farmacologiche che non sortivano miglioramento, con le mammelle che divenivano dure, fisse, dolenti, e sempre più differenti per forma e posizione” si legge nell’istanza depositata.
Dalla Relazione medico-legale di parte, i consulenti, esaminata la documentazione e visitata la donna, ripercorrono l’iter clinico. “Nelle considerazioni medico-legali evidenziano che in chirurgia estetica l’obbligazione del medico è di risultato. Concludono che: “Nel caso in esame il risultato della mastoplastica è chiaramente insoddisfacente. Le mammelle risultano nettamente asimmetriche sia rispetto al piano sagittale sia sul piano orizzontale. La contrattura capsulare rende le due emisfere dismorfiche e fisse. Il risultato finale è inaccettabile per un intervento eseguito con finalità estetiche ed è nettamente inferiore a quello normalmente ottenuto”
Dalla Relazione medico legale sul danno psichico, la consulente, a seguito di colloquio clinico e somministrazione di test psicodiagnostici (IES-R, BDI, IOP), rileva che gli eventi subiti “sono certamente stati tali da produrre un significativo quadro di sofferenza emotiva e psichica che persiste ancora oggi, in grado di alterare l’equilibrio della periziata, compromettendo il suo funzionamento personale”. Pone diagnosi di “Disturbo
dell’Adattamento con Ansia e Umore Depresso Misti, Persistente (cronico), di moderata entità secondo il DSM-V (309.28; F 43.23)”. Conclude che “il danno biologico permanente può essere equamente valutato nella misura non inferiore al 10%”.












