Imprenditore “inadempiente” condannato al pagamento delle spese legali

Non aveva pagato le fatture al creditore, quest’ultimo lo ha scritto su Facebook e il Tribunale di Roma gli ha dato ragione

Una curiosa e singolare ordinanza emessa dal Tribunale di Roma ha fatto un certo clamore alcuni mesi fa nel web e tuttora se ne parla. Un creditore aveva postato su Facebook e su un Blog relativi al mancato pagamento dei propri crediti da parte di un imprenditore.  Quest’ultimo aveva poi chiesto la rimozione di quei post poiché ritenuti diffamatori ed offensivi della propria reputazione commerciale. Ma la sua richiesta è stata respinta. E si è quindi andati avanti tra denunce, querele e vie legali. La questione è finita con una sentenza del Tribunale di Roma che non solo ha respinto la domanda di rimozione dei post dal Social network, ma ha anche condannato il richiedente (cioè il debitore) al pagamento delle spese legali. Secondo il Collegio giudicante, infatti, le dichiarazioni postate “costituiscono espressione del diritto di libera manifestazione del pensiero, sancito dall’art. 21 della Costituzione, rappresentando – la divulgazione di uno scritto via internet – estrinsecazione del legittimo diritto di cronaca e critica”. Inoltre, lo stesso Tribunale, ha stabilito che per giurisprudenza consolidata affinché la divulgazione di notizie o commenti lesivi dell’onore e della riputazione di terzi “possano considerarsi lecito esercizio del diritto di cronaca e/o critica”, devono ricorrere le seguenti condizioni: verità dei fatti esposti, interesse pubblico alla conoscenza del fatto e correttezza formale dell’esposizione (cioè le opinioni espresse non devono indulgere in accostamenti suggestivi e in espressioni inutilmente offensive e volgari). Per la cronaca, tutte queste condizioni erano esistenti nel caso esaminato.

Link al testo integrale dell’ordinanza:  http://www.lidis.it/wp-content/uploads/2015/09/Ordinanza-art-21-trib-roma.pdf

Fonte: Stefano Comellini (Avvocato)