Avrebbe compiuto 86 anni lo scorso 18 febbraio, il grandissimo artista nato a Genova nel 1940, figlio di Giuseppe De André amministratore delegato degli zuccherifici Eridania e di Luigia Amerio, figlia di importanti produttori vitivinicoli.
Finito il liceo classico, si iscrisse a giurisprudenza per volere del padre, ma in seguito abbandonò gli studi quando mancavano pochi esami alla laurea, per dedicarsi a svariate attività ed alla musica.
Scrisse la sua prima canzone nel lontano 1960, “La ballata del Miché” e nel 1961 pubblicò il suo primo 45 giri. Ma il grande successo arriverà nel 1964 con “La canzone di Marinella”, ispirata a un fatto realmente accaduto. Faber, infatti, trasformò un triste fatto di cronaca, la morte di una ragazza per annegamento in un fiume, in una favola eterna,che verrà anche interpretata con successo da Mina, diventando una hit assoluta.
Sarà poi un susseguirsi di grandi album, a partire da “Tutti morimmo a stento” del 1968 per proseguire poi con “La buona novella” del 1970, “Non al denaro non all’amore né al cielo” del 1971, “Storia di un impiegato” del 1973, “Canzoni” del 1974, “Volume 8” del 1975, scritto con Francesco De Gregori e “Rimini” del 1978.
Tra la fine del mese di dicembre del 1978 e per quasi tutto quello di Gennaio del 1979, si tenne il celebre Tour con la Pfm: le canzoni erano quelle di Fabrizio De André, gli arrangiamenti invece del noto gruppo di rock progressivo, che sposarono le musiche e le parole del cantautore. Ne nacque un sodalizio di assoluto valore artistico, che è rimasto nella storia della musica italiana. Da quei concerti furono ricavati due meravigliosi album live, pubblicati rispettivamente nel 1979 e nel 1980.
Sempre nel corso del 1979, De André fu oggetto di un fatto di cronaca che influenzerà notevolmente il resto della sua vita e lo sviluppo successivo del suo pensiero artistico. Nella tarda serata del 27 agosto, Fabrizio De André e Dori Ghezzi furono rapiti nella loro villa dell’Agnata, nei pressi di Tempio Pausania e rimasero prigionieri per quattro mesi.
Il riscatto, quantificato intorno ai 550 milioni di lire, fu in gran parte versato dal padre di De André, che consentì così la liberazione dei due ostaggi. Dori Ghezzi infatti venne rilasciata la sera del 21 dicembre e Fabrizio nella notte del 22. L’esperienza vissuta ha poi ispirato la famosa canzone “Hotel Supramonte”.
Dopo le drammatiche vicende del sequestro, nel 1981 Fabrizio De Andre’ pubblicherà l’album “L’indiano”; successivamente “Creuza de mä” nel 1984, per finire poi con “Le nuvole” nel 1990 e “Anime salve” nel 1996.
Una lunghissima carriera durata circa quarant’anni, caratterizzata da una cura estrema per il testo, le rime e gli accordi, che gli hanno consentito di scrivere stupende canzoni e melodie che sono entrate nel cuore di tutti, come “Bocca di rosa”, “Via del Campo”, “Il Pescatore”,” La Guerra di Piero”,”Don Raffae’,”La canzone dell’ Amore perduto”, lasciando un impronta indelebile nella canzone d’autore e nella musica italiana.
De Andrè ha raccontato la complessità, i drammi e le miserie dell’uomo contemporaneo,con grande attenzione per gli emarginati e gli esclusi. Le sue canzoni spesso hanno tratto ispirazione da storie di vita reale, esplorando temi sociali, etici ed esistenzialistici, con particolare riferimento alla dignità umana.
Fabrizio De André, scomparve nella notte dell’11 gennaio 1999, stroncato da un cancro ai polmoni, lasciando un vuoto profondo nella musica italiana.
L’eredità lasciata da Fabrizio De Andre’ continua ad appassionare generazioni di italiani e costituisce un patrimonio di assoluta importanza, dai contenuti vitali ed ancora attualissimi.













