Il murale distrutto di Sciola nella città che rinuncia ad essere bella

Scene da una Cagliari che non programma il suo sviluppo e continua a distruggere le sue bellezze

Il caso del murale cancellato di Pinuccio Sciola in piazza Repubblica lo dimostra ancora una volta: Cagliari è una città bellissima che sembra volere rovinare il bello. Non solo rinuncia a valorizzare le sue fortune, ma spesso distrugge quelle che ha: dall’anfiteatro al Poetto allo stadio, passando per la Villa Tigellio, l’elenco delle occasioni perse sarebbe troppo lungo. Da questo punto di vista Massimo Zedda è un sindaco poco fortunato: capitano tutte a lui. Da una giunta di centrosinistra ci si aspettava una città dove cultura e ambiente si trasformassero nei segni tangibili del cambiamento. Invece, se ci pensate bene, anche nell’urbanistica non è cambiato niente: proprio ieri il consiglio comunale ha detto sì al solito imprenditore, per il solito progetto di via dei  Valenzani, mentre il quartiere di Su Stangioni resta al palo.

Torniamo al caso Sciola: il murale delle “tre pietre” era lì dal 1985, fu commissionato dalla Rinascente, che aveva aperto una succursale in centro. La sua distruzione è stata evidentemente autorizzata dal Comune, e sicuramente ora fiocchieranno le smentite: il palazzo è di un condominio privato, ma il Comune (come denuncia Vito Biolchini nel suo blog) non poteva non sapere che sarebbe stata devastata un’opera di uno dei migliori artisti che abbiamo. Un murale che trasmetteva speranza, che molti consideravano uno dei piccoli simboli del quartiere.  Devastato dall’indifferenza. La politica senza idee sembra avere le mani legate: sta passando l’idea che in questa città si chiude tutto, e a volte si disintegra anche quello che c’è. Qui non è una questione di soldi, di autorizzazioni, di leggi. Qui viene messa una colata di vernice gialla al posto di un dipinto che era apprezzato da tutti i cagliaritani. Forse piazza Repubblica non è la piazza di Praga, ma non per questo dobbiamo svendere al nulla i nostri pochi tesori. In qualunque paese della Sardegna, la distruzione di un murale sarebbe stata inconcepibile. Qui non conta l’identità: ci hanno tolto la sabbia bianca del Poetto, hanno distrutto col legno un monumento, volevano cementificare la necropoli di Tuvixeddu. Errori in questo caso del centrodestra, pagati col sangue elettorale. Ma il centrosinistra non inverte la tendenza, si mostra immobile e rischia di pagare un prezzo altissimo alle prossime elezioni regionali. Ci chiediamo ad esempio pechè il Pd non intervenga chiedendo in maniera decisa un cambio in giunta nell’Urbanistica,  il settore che sembra fare acqua molto più della Cultura. Nel centrosinistra sembra dominare la confusione: lo scontro sul bilinguismo in consiglio comunale lo dimostra, si parla e si vota in ordine sparso, si litiga ora anche in diretta streaming. Cagliari è una città che non programma alcuno sviluppo, che sinora è riuscita a dire soltanto dei no.  Allora, toglieteci anche i dipinti degli artisti in centro. Togliete il bello da una città che state facendo invecchiare. Ma non veniteci più a dire che destra o sinistra al governo della città sono qualcosa di diverso.    


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