Giulini, vendere si può ma seguendo l’esempio dell’Udinese

L’analisi di Nino Nonnis: le cessioni dei grandi giocatori? Bisogna rimpiazzarli con giocatori altrettanto promettenti

di Nino Nonnis

Quando vennero a Cagliari i tre uruguagi, con gli Orrù, grande gestione, la critica locale mostrò di non gradire. Argomentandolo. Francescoli veniva da noi perché non aveva richieste, era a fine carriera. Infatti. Fonseca era un giovane alla prima esperienza in Italia, con tutte le riserve del caso. Herrera era l’aggiunta del macellaio. Per tutto il girone d’andata i commenti non lasciavano speranze, anche se a bene analizzare, giocammo alla pari con chiunque, raccogliendo in proporzione solo pochi punti. Francescoli lo giocò con una microfrattura al piede, senza lamentare scuse. Si parlava di retrocessione. Poi, soltada ‘e su pudderigu ‘e s’ainu. La critica ne prese atto. Con disinvoltura. A parte O’Neill, con gli altri uruguaiani non abbiamo avuto fortuna: qualcuno ha fatto una bella figura solo all’aeroporto di Elmas. Dovendo scegliere, Cellino prendeva sempre quello sbagliato. Come gli capitava. Nel Treviso c’erano due punte promettenti, Cellino le adocchiò e prese Beghetto, preferendolo a Toni, che ci rimase male. La strada è quella praticata con successo dall’Udinese che prende giocatori in via di espressione, da tutte le parti dl mondo, Irak compreso, e mette a posto il bilancio. Giovani promettenti che possono farti guadagnare in seguito. Intendiamoci: Cellino ne ha anche indovinate, Naingolan per tutti, giocatore del quale io non avevo intuito proprio le potenzialità. Importante è che si miscelino giocatori esperti, di buona levatura, con giovani promesse: la garanzia, come Di Gennaro, e la scommessa per il futuro. È il caso dei nostri terzini: siamo andati avanti per troppi anni con mezze figure, giocatori onesti ma limitati. Questo potrebbe essere per noi un anno di transizione, di preparazione alla serie A dell’anno venturo. Se arriva quessto uruguagio del ’96, dopo Arras e Cerri, molto bene. Se non quagliano non avremmo sprecato un capitale, e torneremo a caricare.

Come è successo con Avelar: lo rivendi per quanto poco l’hai pagato. Insomma una politica impostando il futuro, secondo le nostre disponibilità economiche. Ormai il mercato è molto esteso, e ti dà molte possibilità in tutte le parti del mondo. Il suggerimento acquista senso perché adesso abbiamo soldi in cassa. I gioielli di famiglia certificati li abbiamo venduti tutti. Non facciamo come con Casagrande. Per rimpiazzarlo, non adeguatamente, prendemmo giocatori navigati, di valore risaputo, spendendo negli anni molto di più, senza rendimento uguale. L’anno prossimo, mi auguro in A, dovremo risolvere qualche problema ormai cronico. Almeno il terzino sinistro, il mediano destro, un centrale, a meno che Murru, Ceppitelli, e questo uruguagio non confermino le speranze. Come successe con Astori.

 


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