Giochi di guerra anche a Nora e al Poetto, il rumore della armi e il silenzio della politica

Ecco la mappa completa delle esercitazioni militari previste con “Mare Aperto”, la più grossa esercitazione militare mai effettuata che coinvolge la Sardegna in primissima linea. lntanto, al porto di Cagliari è arrivato l’incrociatore portaeromobili Garibaldi

Nel nome, nessuna traccia di verità. Operazione Mare Aperto potrebbe essere qualunque cosa, in fondo. Invece, è la guerra. Giochi di guerra e prove di forza, quando la stagione bella di mare e sole e spiagge è già iniziata ma ancora di turisti se ne vedono pochi: è così che le spiagge dei sardi, 17 inarrivabili paradisi, sono vietate ai sardi, dal 3 al 27 maggio quando poi ormai la prima parte della stagione, la più bella, sarà andata. Intanto, nel pomeriggio, nel porto di Cagliari è arrivato l’incrociatore portaeromobili Garibaldi

 

La “Mare Aperto” è la più grande esercitazione nazionale della Marina Militare che mira ad addestrare gli equipaggi delle unità della Squadra Navale, la componente operativa della Forza Armata, nelle principali forme di lotta sul mare e dal mare (antiaerea, antinave e antisommergibile), nelle Maritime Interdiction Operations (operazioni di embargo, controllo del traffico mercantile, compilazione della Maritime Situational Awarenes), nelle attività anfibie, idrografica e di cacciamine. Per le attività saranno utilizzate aree D, R, TRA e verranno istituite diverse aree ad hoc per ospitare intensa attività militare, tiro a fuoco e UAV.

 

Questi sono i contenuti delle comunicazioni ufficiali, toni quasi orgogliosi nel dire che no, finora un’operazione così grande non c’è mai stata. E coinvolgerà i luoghi del cuore dei sardi, dal Poetto a Nora, da Teulada a Porto Pino e Muravera per poi passare ai cieli del centro Sardegna, da ieri sotto stretta osservazione attraverso un velivolo militare, nelle zone di Nuoro, Ozieri, Siniscola, Ottana ma anche Ogliastra.

 

Cielo, mare e terra, niente escluso.

 

Una gigantesca operazione militare, improvvisa e non prevista, dovuta probabilmente alla necessità di intensificare l’allenamento alla guerra ed essere pronti per gli scenari futuri, ma non lontani, possibili nel conflitto in Ucraina. Una decisione che non si sa se e come sia stata annunciata, poco o forse nulla.

 

La Sardegna intanto si è trasformata in un enorme palcoscenico di guerra. La Sardegna è costretta, oggi, a stare in guerra pur non essendolo.

 

E il rumore delle bombe esplose nelle 17 zone  vietate al transito, alla sosta, alla pesca e alla balneazione è ancora più forte nel silenzio assoluto della politica regionale.


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