La storia della “Topolino” affonda le sue radici negli anni trenta, in un periodo in cui possedere un auto era ancora un privilegio per pochi italiani.
Il progetto era stato affidato quattro anni prima a Dante Giacosa, giovane ingegnere di talento che, nel corso degli anni, sarebbe diventato uno dei più brillanti ingegneri nella storia dell’automobilismo italiano; nelle intenzioni del Senatore Agnelli, l’autovettura doveva essere di piccole dimensioni, economica e venduta al pubblico al prezzo di 5.000 lire.
Occorreva progettare un’automobile affidabile, che potesse ampliare il mercato automobilistico nazionale. Si optò, così, per una struttura compatta con motore anteriore e trazione posteriore, una soluzione che permise allo stesso tempo di contenere costi, peso e consumi.
Venne dotata di un motore a quattro cilindri da 569 centimetri cubici, capace di erogare 13 CV con una velocità massima di circa 85 chilometri orari; il design era originale ed accattivante, con forme arrotondate e fari separati dalla carrozzeria; i consumi erano estremamente ridotti e divennero ben presto uno dei punti di forza del nuovo modello di casa Fiat.
Il nome con cui progressivamente si fece conoscere sul mercato divenne quello di “Topolino”, a causa delle dimensioni così compatte e per quei fari che ricordavano le orecchie del Topolino di Walt Disney, diventando così più famoso del suo nome ufficiale.
Il successo della piccola autovettura contribuì a cambiare il volto del paese in quanto, per tantissime famiglie, la “Topolino” rappresentò il primo vero contatto con la mobilità privata, aprendo nuove possibilità di lavoro e di spostamento nel tempo libero.
I costi di produzione non consentirono di rispettare l’intenzione iniziale di mantenere il prezzo entro le 5000 lire: l’autovettura, infatti, venne venduta a 8.900 lire, che rappresentava comunque una cifra molto inferiore a quella delle altre auto sul mercato.
Il suo successo fu dovuto ad un equilibrio quasi perfetto tra affidabilità, praticità e costi di gestione. Fu prodotta in oltre 110.000 esemplari.
Nel dopoguerra si procedette ad un aggiornamento e così, nel 1948, venne lanciata la 500 B che includeva sostanzialmente dei piccoli miglioramenti dal punto di vista tecnico; mentre nel 1949, con la 500 C, si procedette anche a delle modifiche estetiche, cambiando radicalmente il frontale e modificando la parte posteriore per contenere, all’interno dell’autovettura, la ruota di scorta.
La Fiat 500 C venne prodotta fino al 1955, quando venne lanciata la “Fiat 600”, seguita nel 1957 dalla sua più autentica erede, ovverosia la “Fiat Nuova 500”, destinata a raccoglierne l’eredità ed a diventare un icona mondiale dell’automobilsmo.













