Il denso fumo nero ha avvolto i paesi del Medio Campidano, a fuoco le terre coltivate con tanto sacrificio per portare a casa il guadagno dopo mesi di lunga attesa: tutto svanito, in un attimo, perché il fuoco è stato inarrestabile mentre mangiava il grano pronto da mietere. E le serre che custodivano frutta e ortaggi? Anche queste distrutte. Dal cielo cadeva l’acqua della flotta aerea antincendio e dagli occhi dei presenti le lacrime copiose dettate dalla disperazione, dalla distruzione innanzi alla quale niente si può fare. Ieri non c’era vento, stranamente, eppure le fiamme hanno camminato veloci facendosi strada attraverso le spighe dorate gonfie di grano, l’oro della terra, il simbolo per eccellenza degli agricoltori che, da sempre, mandano avanti l’economia locale.
Sul posto era presente anche M.A. che, attraverso i social, ha raccontato l’inferno di fuco innanzi al quale si è trovato: “In Sardegna gli incendi ci sono sempre stati, purtroppo. Viviamo in una terra splendida ma fragile, dove ogni estate il rischio è sempre presente. Quello che continuo a non capire è come, ancora oggi, non si riesca ad avere un sistema capace di generare un allarme immediato e una mobilitazione ancora più rapida davanti a situazioni del genere.
Oggi ho vissuto un incendio da vicino come mai mi era capitato prima.
Una cosa è sentirne parlare, un’altra è trovarsi davanti a un muro di fuoco che avanza a una velocità impressionante. Le fiamme hanno percorso chilometri attraversando campi di grano secco, divorando in pochi minuti il lavoro e i sacrifici di tante persone. Il caldo, il fumo, l’odore di bruciato e la velocità con cui il fuoco si muoveva sono immagini che difficilmente dimenticherò.
Insieme a uno dei miei migliori amici ho cercato di dare una mano a un altro dei miei migliori amici, che si è trovato a vedere il fuoco avvicinarsi al lavoro di una vita. Abbiamo spostato attrezzature, staccato linee di irrigazione e cercato di salvare tutto ciò che era possibile salvare. Eravamo coperti di acqua, fango e fuliggine, ma in quei momenti non ci pensi nemmeno: vuoi solo renderti utile.
Quando la situazione ha iniziato a migliorare grazie all’intervento dei Canadair, ho visto un mio migliore amico crollare in lacrime. Guardando ciò che restava dei campi ha detto una frase che mi è rimasta impressa: “Sono giorno e notte in campagna a lavorare per costruirmi un futuro. Cosa ho fatto di male?”.
In quel momento non c’erano parole.
Solo il rumore degli elicotteri in lontananza, il crepitio di ciò che continuava a bruciare e la consapevolezza che in poche ore il lavoro di mesi può andare in fumo.
Conosco bene quella persona. So quanto tempo dedica al suo lavoro, quanti sacrifici fa ogni giorno e quanta passione mette in ciò che costruisce. È una di quelle persone che non si lamentano mai, che lavorano in silenzio e che cercano semplicemente di costruirsi un futuro onestamente.
Vederlo così distrutto mi ha colpito più del fuoco stesso.
E mi ha fatto male rendermi conto di quanto possiamo sentirci piccoli e impotenti davanti a una situazione del genere. Per quanto ci si impegni, per quanto si corra e si faccia il possibile, arriva un momento in cui puoi solo sperare che il vento cambi direzione e che gli aiuti arrivino in tempo.
Se questo incendio è davvero di origine dolosa, allora non sono stati bruciati soltanto dei campi.
Sono stati bruciati sacrifici, lavoro, progetti, speranze e sogni di persone che ogni giorno si alzano all’alba e si spezzano la schiena per costruirsi un futuro.
La cosa che più mi porterò dentro di questa giornata non è soltanto il dolore di un mio migliore amico.
È l’immagine di un’intera comunità che cercava di resistere. Proprietari di piccoli orti, agricoltori, apicoltori, volontari, Corpo Forestale, Vigili del Fuoco e tanti altri che correvano da una parte all’altra per proteggere ciò che il fuoco stava cercando di portare via.
In quei momenti non contano le differenze, non conta chi sei o cosa fai. Conta solo aiutarsi”.













