Fino a quando i sardi sopporteranno? Fino a quando permetteranno di essere trattati come merci o poco più? Fino a quando la Sardegna vivacchierà per esistere due mesi all’anno e poi tutti zitti e buoni, ché tanto i turisti sono andati via e chissenefrega se un milione e mezzo di esseri umani deve campare senza metano, senza autostrade, senza riconoscimenti. Senza pari diritti. Senza, soprattutto, trasporti. Ma davvero i politici pensano di risolvere o di aver fatto il proprio dovere scrivendo la letterina al ministro di turno che forse una a babbo natale sarebbe persino più efficace?
Quello che sta accadendo ha dell’incredibile ed è insopportabile, e basterebbe sollevare lo sguardo dal proprio orticello per accorgersene e capire la portata del dramma. Perché è molto più che continuità territoriale in bilico e navi tagliate e collegamenti a uso e consumo del turismo.
Quello che sta accadendo la dice lunga su quanto e come viene considerato un intero popolo, tenuto in ostaggio del mare: zero. Assolutamente, innegabilmente, vergognosamente zero.
E la politica ha una enorme responsabilità in quello che sta accadendo, perché l’unica strategia finora possibile e pensabile è stata quella del tirare a campare senza disturbare il manovratore di turno a Roma, ché va bene qualche lettera ma poi si sa come vanno le cose.
Tenere un popolo isolato più di quanto la natura stessa l’ha destinato ad essere è una violenza. Cattiva, continua, crudele.
Non sapere se si può partire, come e quando, far mancare il terreno sotto i piedi a chi certo non può camminare sulle acque, consentire che tutto accada sulla pelle di chi paga tasse anche più costose che nel resto d’Italia, lasciare in mezzo al mare passeggeri per 18 ore e dopo aver pagato un biglietto pure salatissimo. E’ violenza.
E non si invochi l’esiguo numero di abitanti che non hanno voce in capitolo e i parlamentari che son troppo pochi e la giunta che fa quello che può. Perché basta ricordare banalmente i poco più di 300mila abitanti della Corsica che questi problemi certo non li ha. L’assessorato dei Trasporti è nelle mani della Lega, ovvero di un partito all’interno del governo: possibile che non si riesca a fare nulla? Possibile che la politica annaspi stancamente fra una proroga e l’altra?
Questo sì, è un diritto costituzionale negato e vilipeso, e chissà se Mattarella lo sa. Questo sì che meriterebbe un serio sventolìo di bandiere. Questa sì che è una battaglia vera. Di civiltà. E di dignità.










