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Carceri, sanità penitenziaria inadeguata: la denuncia di Sdr

di Redazione Cagliari Online
22 Giugno 2017
in cagliari, centro-storico

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“La Sanità Penitenziaria non garantisce ai cittadini privati della libertà condizioni adeguate alle numerose esigenze. E’ divenuto improrogabile un intervento dell’assessorato regionale sul piano organizzativo, specialmente in realtà complesse come quella di Buoncammino dove ai problemi di salute si aggiungono l’età avanzata di molti detenuti, i disturbi psichici nonché le tossicodipendenze. L’aggressione ad un agente della Polizia Penitenziaria da parte di un detenuto della Casa Circondariale di Cagliari è solo la punta di un iceberg”. Lo afferma Maria Grazia Caligari, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme”, ricordando che “da quando la competenza è passata alle Aziende Sanitarie Locali la situazione nelle strutture penitenziarie non riesce a trovare il giusto passo, anche per la scarsità di strutture per le misure alternative”.

“Le responsabilità della gestione dei ristretti con gravi problemi psichiatrici – sottolinea – non possono ricadere sugli Agenti che, il più delle volte, svolgono ruoli supplenti a causa di un’organizzazione carente. I problemi non possono essere risolti soltanto con ricoveri nel Servizio Psichiatrico o interventi tampone per situazioni emergenziali. E’ arrivato il momento di gestire le problematiche in modo più razionale. Innanzitutto è necessario istituire il “medico di base” dei detenuti, ricordando primieramente che si tratta di pazienti. Ciò garantirebbe a ciascun recluso un referente certo a cui rivolgersi per le proprie esigenze”.

 “Attualmente – evidenzia la presidente di SDR – la situazione risulta talvolta caotica con una pletora di personale medico e infermieristico senza linee guida ben definite e con un centro clinico trasformato in un reparto di geriatria. Il ricorso agli specialisti esterni e agli strumenti diagnostici è viziato da tempi biblici che non permettono interventi tempestivi. Spesso le visite nelle strutture ospedaliere, peraltro oberate dalle emergenze, slittano di mese in mese determinando situazioni di alta criticità, non sempre poi senza pesanti conseguenze”.

 “Osservare più da vicino la situazione dentro le strutture penitenziarie significa per la Regione – afferma ancora Caligaris – trovare un modo per rendere più umana la permanenza di chi deve scontare una pena ma anche individuare strutture alternative per consentire a persone anziane e con gravi patologie legate all’età di conservare la dignità. Tenere dentro un carcere ultra ottantenni talvolta neppure autosufficienti non è degno di una Stato civile. Fondamentale pertanto è istituire tetti di spesa specifici per detenuti in modo che possano accedere a residenze sanitarie, comunità e/o case famiglia”.

 “In attesa che riprenda il dibattito in Consiglio regionale sul Piano Sanitario sarebbe opportuno – conclude – che l’assessore effettuasse una visita nel carcere di Buoncammino per verificare di persona le oggettive condizioni organizzative anche perché la razionalizzazione non può prescindere da un impiego utile del personale e dei mezzi di cui si dispone. Ciò a maggior ragione in vista del trasferimento dei detenuti nel Villaggio Penitenziario di Uta, dove saranno indispensabili concreti atti a partire dall’indicazione di un Dirigente Sanitario del Centro Clinico a pieno titolo, e del ritorno in Sardegna dei detenuti degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari”.

Tags: carcerisanità penitenziariasdr
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