Il Capodanno cagliaritano finisce al centro dello scontro politico. A intervenire con toni duri è il deputato di Fratelli d’Italia Salvatore Deidda, che legge quanto accaduto nelle festività come il sintomo di un progetto più ampio portato avanti dal sindaco e dalla sua coalizione.
Secondo Deidda, la discussione sulla riuscita o meno degli eventi di fine anno “è solo la punta dell’iceberg”. Il nodo vero sarebbe il modello di città che l’amministrazione starebbe costruendo: una Cagliari “radical chic”, esclusiva e sempre più costosa, distante dalle esigenze quotidiane dei residenti.
Nel mirino del deputato finisce innanzitutto il Capodanno definito “culturale”. A suo giudizio, le promesse di valorizzazione degli artisti sardi e di un evento diffuso non sarebbero state mantenute. Il risultato, sostiene, sarebbe stato un palinsesto poco rappresentativo e incapace di intercettare la voglia di piazza dei cittadini, più vicino invece ai “salotti buoni” che alla gente comune.
Altro tema centrale è quello della mobilità. Deidda parla di una vera e propria “città dei divieti”, in cui l’automobile viene trattata come un lusso superfluo, senza considerare le necessità di pendolari e residenti che non vivono nel centro storico. La riduzione dei parcheggi e le restrizioni al traffico, secondo l’esponente di FdI, finirebbero per penalizzare soprattutto chi lavora e si sposta ogni giorno.
Preoccupazioni anche sul fronte fiscale. Il ritorno al sistema dei soli mastelli per la raccolta dei rifiuti viene definito inefficiente e costoso, con il rischio concreto – denuncia Deidda – di un aumento della Tari e della tassa di soggiorno. Un aggravio che, ancora una volta, ricadrebbe su famiglie e attività.
Il quadro si completa con la critica al nuovo PUC e all’aumento dei costi abitativi. Per il deputato, il messaggio che arriverebbe è chiaro: trasformare Cagliari in una “city” turistica per pochi, spingendo fuori chi non può permettersi affitti e prezzi sempre più elevati. “Chi non se la può permettere – è il ragionamento – viene invitato ad andare in ‘bidda’, lasciando spazio a locali esclusivi e aree riservate”.
Infine, Deidda intravede anche una lettura politica più ampia. Le scelte dell’amministrazione sarebbero portate avanti “stancamente”, con lo sguardo già rivolto alle prossime scadenze nazionali e alle future ambizioni politiche. In questo scenario, Cagliari rischierebbe di diventare un semplice trampolino, mentre – conclude il deputato – “i cittadini restano a terra, in una città dove il quotidiano diventa un lusso e l’identità viene evocata solo quando conviene a pochi”.










