Camilla Mulas, 26enne sarda: “Orgogliosamente figlia di un pastore, da piccola ho giocato con maiali e capre”

La lettera piena d’amore di una giovane di Villaputzu nei confronti del padre: “Essere figlia di un pastore significa avere foto con maiali, capre e cavalli mentre li nutri con il biberon. Sono orgogliosa di un padre così, ed è per questo che  #stoconipastorisardi, perché ogni uomo ha diritto ad essere remunerato per il lavoro svolto”. CONDIVIDIAMO!

Una trentina di righe cariche di ricordi, speranze e voglia di lottare. Camilla Mulas, 26enne di Villaputzu, scrive una lettera al padre Pierangelo, cinquantanove anni e una vita trascorsa ad accudire il suo gregge di trecento capre. Il latte pagato a sessanta centesimi al litro “è uno schiaffo alla nostra dignità”, dice Pierangelo Mulas, “per vivere dignitosamente lo devono pagare almeno un euro e venti centesimi. Le parole di mia figlia mi hanno commosso”, spiega il pastore, contattato da Cagliari Online. E allora, ecco di seguito lo scritto della figlia.
“Non sono una ragazza che scrive tanto, preferisco condividere i miei pensieri a quattrocchi con le persone che mi conoscono bene, piuttosto che sbandierarli su un social, ma stavolta la Sardegna si sta mettendo in gioco e mi sento in dovere di farlo anch’io. Vi spiego cosa significa avere un padre pastore. Il padre pastore, è gioia e dolore. Il padre pastore, lascia i propri figli a letto e ancor prima che il sole sorga, si mette in viaggio per raggiungere la sua seconda famiglia, quella animale, che lo terrà impegnato durante l’arco di tutta la giornata, è quello che la sera se riesce a rincasare, probabilmente sarà troppo tardi per dar il bacio della buonanotte ai propri figli. Il padre pastore è quello che ha il mare a due passi da casa, ma tra la tua casa in campagna e il mare, c’è un terreno in cui fa i foraggi, quindi il mare in automatico si allontana, perché è ovvio che prima di andarvi, ci sarà sicuramente una fila di irrigatori da sostituire. Il padre pastore è quello che per riuscire a vedere i figli chiama la moglie, fa preparare il pranzo al sacco e nel frattempo che controlla il gregge, crea un bel quadretto d’amore davanti a un pic nic. Avere un padre pastore significa trascorrere la notte in un pinneto nel bel mezzo del silenzio dei monti, dove tu riesci comunque a sentirti al sicuro, perché sai, che con lui accanto non ti succederà niente. Essere figlia di un pastore significa che hai foto che ti ritraggono al galoppo di maiali, capre, cavalli, gli stessi che hanno sostituito le tue bambole per essere nutriti, ritrovandoteli tra le braccia con un biberon!, essere figlia di un pastore è chiedersi come faccia tuo padre a non ricordare i nomi dei vicini di casa, ma riesca a riconoscere i componenti del suo gregge dal belato! Essere figlia di un pastore è un orgoglio, essere nipote di un pastore è un vantaggio, essere sorella di un pastore è una gioia. Ogni lavoro è dignitoso. Ogni uomo ha diritto ad essere remunerato per il lavoro svolto, capisco che per quanto riguarda i pastori sia estremamente complicato, perché sarebbero tutti miliardari”.