A Cagliari si accendono i riflettori sulla manifestazione podistica Vivicittà, in programma domenica 12 aprile tra le vie del quartiere Villanova. A richiamare l’attenzione sull’organizzazione e le ricadute sulla città è Paolo Angius, titolare di un negozio noto di via Garibaldi e figura da anni impegnata nel tessuto sociale cittadino.
Angius, infatti, non è ‘solo’ un commerciante: è stato tra i fondatori del Consorzio Insieme Cagliari e successivamente del CCN Strada Facendo Cagliari, realtà impegnate nella valorizzazione del centro storico e nel rilancio delle attività locali.
In un intervento diretto pubblicato sui social, l’imprenditore, pur dichiarandosi favorevole allo sport, denuncia un impatto “fortemente penalizzante” per residenti e operatori economici del centro. Nel mirino finiscono soprattutto le pesanti limitazioni alla viabilità previste per la giornata.
L’elenco dei divieti è lungo: stop al traffico e alla sosta in numerose strade strategiche, deviazioni, sensi unici temporanei e blocchi al passaggio dei veicoli in concomitanza con il transito degli atleti. Misure che, secondo Angius, rischiano di paralizzare il cuore della città.
“Si creerà un traffico catastrofico”, è il senso della denuncia, con ingorghi diffusi, code agli incroci e un inevitabile aumento dell’inquinamento. Una situazione che, sottolinea, si ripete puntualmente senza che vengano individuate soluzioni alternative realmente efficaci.
Accanto alla critica, però, arriva anche una proposta concreta. Angius invita l’amministrazione comunale a rivedere radicalmente il percorso della manifestazione, spostandolo in aree più adatte e meno impattanti. Tra le ipotesi avanzate, un tracciato lungo il litorale del Poetto, con passaggi nel Parco di Molentargius e arrivo a Monte Urpinu.
Una soluzione che, secondo l’imprenditore, garantirebbe un doppio vantaggio: da un lato un contesto più sicuro e salubre per gli atleti, dall’altro la tutela della mobilità urbana e delle attività del centro.
L’affondo si chiude con un invito al confronto, ma anche con una richiesta netta all’amministrazione: ascoltare chi vive e lavora quotidianamente in città. Perché, è il messaggio, promuovere lo sport non può tradursi nell’ennesimo blocco del centro cittadino.