Cagliari, l’ultimo caffè “amaro” di Mario Lobina: “Dopo 56 anni chiudo il bar”

Il suo bar in via Piovella a Is Mirrionis ha aperto nel 1956, adesso l’addio con le lacrime: “I miei figli non ne vogliono sapere, dal primo gennaio non mi sveglierò più alle 5 del mattino. Is Mirrionis in passato è stato rovinato dalla droga, ora si vive meglio. Mi mancheranno i sorrisi dei clienti”. GUARDATE la VIDEO INTERVISTA

Quando suo padre ha deciso di spostarsi da via Giardini, rione di Villanova, a quello ancora “giovane” di Is Mirrionis, in via Monsignor Piovella, Mario Lobina aveva 15 anni. Nato a Seui ma cresciuto a Cagliari, dal 1982 ha preso le redini del bar di famiglia. Tanti anni fatti di sveglie prima dell’alba ma, dal primo gennaio 2020, potrà dormire qualche ora in più. Ha infatti deciso di chiudere per sempre quello che è stato uno dei primi, se non proprio il primo, caffè aperto nel rione popolare cagliaritano. Lobina, 71 anni, è in pensione “già da dodici anni, mio fratello ci va quest’anno e i nostri figli non ne vogliono sapere di portare avanti l’attività”. Risultato, scontato: serrande abbassate e addio ad una caffetteria frequentata dai tanti amanti del jogging nel parco di San Michele così come dai giovani e pensionati che popolano Is Mirrionis. “Chiudo a malincuore”, dice, tra le lacrime, il settantunenne, “ho sempre avuto clienti splendidi, mi mancheranno”. Mai nessun grattacapo, o quasi, in oltre mezzo secolo di lavoro: “Solo una volta, tre anni fa. Un uomo, armato, voleva rapinarci. Sulla porta del bar c’ero io e altre due persone, come ci ha visto è scappato”. Insomma, solo un grosso spavento, nulla di più.

 

Tra un’aranciata e un cappuccino, “signor Mario” ha visto Is Mirrionis cambiare, in meglio: “È la droga ad aver rovinato questa zona, poi non ci sono nemmeno uffici pubblici. Le persone però sono socievoli, in questo quartiere vivono operai, impiegati, portuali, ferrovieri”. Insomma, non c’è una vera e propria “classe sociale” predominante. “Lascio una zona serena”, e solo a livello lavorativo. Mario Lobina, infatti, vive nel rione. Il figlio Alessandro, 41 anni, ha preferito non seguire le orme del padre: “Sono comunque dispiaciuto per la chiusura. Il bar chiuderà e rimarrà aperta la tabaccheria”. E poi, chissà quando, “arriverà un’altra persona che riaprirà il locale, dovremo fare qualche lavoretto interno”. Ma non c’è nessuna certezza dei tempi e l’unica cosa sicura è che, da Capodanno, “signor Mario” non avrà più l’obbligo di svegliarsi quando il resto della città è ancora addormentato per tirare su le serrande del suo bar: “Qui ho lasciato il mio cuore”.